SCOPRI LE NEWS DI SETTORE

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Oggi come oggi è impossibile non comunicare, ma è fondamentale farlo bene! Nel blog dell’agenzia di comunicazione Blend sarà possibile scoprire le news di settore, informazioni, tecniche e consigli sul mondo del business, comunicazione, web, pubblicità e social. Segui i nostri articoli per scoprire come lavora un’agenzia pubblicitaria moderna.

Fashion e digital: i brand aumentano gli investimenti nell’online

Il settore del fashion, quello che secondo il The Wall Street Journalera considerato l’ultimo baluardo della pubblicità su carta stampata, sta progressivamente virando i suoi investimenti nell’advertising online.

Magazine e giornali del mondo della moda stanno difatti cedendo il posto alle campagne che viaggiano sui social media e più in generale sul web.

Sono le grandi case come Gucci e Louis Vuitton a guidare questa nuova tendenza trainando l’intero settore del fashion, che complessivamente ha incrementato la spesa in online advertising del 63% rispetto al 2013. Nello stesso periodo, gli investimenti sui media cartacei sono diminuiti del 8%.

Il digital è fashion

Pare che il digitale vada proprio di moda tra gli addetti ai lavori. François-Henri Pinault, Amministratore Delegato del gruppo del lusso Kering Co., ha dichiarato: “Se dovessimo lanciare un brand oggi, tutta la comunicazione per iniziare sarebbe online”.

Pinault ha poi confermato il trend affermando che oggi la quota di budget destinato alla comunicazione digitale rappresenta il 40% rispetto al 20% di 18 mesi fa.

Va sottolineato che la relazione tra questi due mondi si è intensificata solo in questi ultimi anni; le aziende del fashion infatti hanno dovuto attendere il momento in cui la qualità dei contenuti digitali diventasse “all’altezza” del posizionamento dei loro brand offline.

Piattaforme web e social media oggi offrono la possibilità di creare grafiche ed inserzioni accattivanti, in grado di soddisfare le aspettative anche di un pubblico esigente come quello dell’alta moda.

Un nuovo approccio al marketing

Ciò che sta accadendo è frutto di un approccio al marketing di tipo olistico dove la multicanalità risulta esserne una componente fondamentale. Gli sviluppi possono essere molteplici: orientandosi verso i canali online rispetto alla stampa tradizionale, le marche del fashion hanno deciso di relazionarsi in maniera sempre più diretta con il proprio pubblico.

In quest’ottica ci si concentra su nuovi paradigmi, nel libro “Fashion Branding 3.0″ Giuseppe Iacobelli parla di brand experience e di co-branding, approcci che prevedono il coinvolgimento degli utenti nello sviluppo del brand, mediante l’attivazione di più punti di contatto(touch points). Si arriva infine agli ormai noti influencer, alcuni dei quali in grado di prendere il posto dei magazine nella percezione dei consumatori.

La fine della carta?

Sebbene il comparto delle riviste abbia incassato il colpo, non si può parlare di morte del formato cartaceo. La stampa continuerà ad essere un elemento chiave del communication mix soprattutto in un settore come quello del fashion, in cui alcuni magazine sono delle vere e proprie istituzioni e restano dei punti di riferimento per l’individuazione di stili e tendenze.

5 trend di Fashion Marketing che ogni Business può utilizzare

L’industria della moda rappresenta uno dei settori di business più competitivi. La gara a chi riesce ad attirare l’attenzione della clientela in maniera più efficace è ormai diventata estrema e ciò dipende dal fatto che Internet ha aperto il mercato a tutti. I brand anche molto noti del settore non competono più soltanto con altri brand di pari livello, ma anche con quelli appena nati e già in voga.

Come se non bastasse, i consumatori di oggi, specialmente coloro che acquistano prodotti di moda, sono diventati più curiosi: non vogliono soltanto acquistare un prodotto ma una storia, un modo di vivere, una precisa emozione. Si vuole, in altri termini, essere sorpresi per sentirsi parte di qualcosa di più grande.

Per comprendere, quindi, le strategie che funzionano meglio nel fashion marketing, e trarre qualche spunto applicabile anche ad altri business, abbiamo analizzato cinque importanti tendenze del settore.

1. Fashion Marketing e collaborazioni inaspettate

Le collaborazioni sono fondamentali per attrarre nuova audience. E i fashion brand hanno molto successo in questo campo: il primo a cui sicuramente avrai pensato è H&M, che ha collaborato con stilisti come Karl Lagerfeld, Kenzo e molti altri, ma potremmo portare anche l’esempio di Nike, che ha recentemente collaborato con Louis Vuitton.

Tuttavia, i brand non collaborano solo tra loro. Una delle collaborazioni più curiose, ad esempio, è quella Adidas con Stella McCartney e l’organizzazione Parleyfortheoceans, che insieme hanno creato una collezione di costumi da bagno unica: i tessuti, infatti, sono stati realizzati recuperando i rifiuti presenti nell’oceano.

Così i brand della moda riescono ad unire elementi che apparentemente potrebbero sembrare molto distanti: prodotti da poter indossare e non, mercato di massa e di lusso, sport e moda. Perché lo fanno? Semplicemente per realizzare prodotti che si adattino al meglio all’audience. Si tratta quindi di un ottimo modo per ampliare due aspetti: la visibilità di una nuova linea di un prodotto e l’audience del brand.

2. Live video

La vendita nel settore moda ha ricevuto notevoli benefici grazie all’utilizzo delle dirette streaming. I video live aiutano a raggiungere milioni di persone, ma non solo: grazie alle dirette, gli eventi più grandi del settore, come la Settimana della Moda, non appartengono più ad una élite ristretta e non sono più eventi a porte chiuse, ma si aprono ad una realtà più ampia.

Ognuno può godersi lo spettacolo in presa diretta e in questo modo l’audience del brand viene notevolmente ampliata. Inoltre, ogni singolo partecipante all’evento può fare un video in diretta e condividerlo sul proprio canale (la stessa Fashion Week ha un suo canale privato). Chi contribuisce può presentare e promuovere il proprio canale prima dell’evento, attraverso tutti i social, e reindirizzare la propria audience sul sito ufficiale.

Il pubblico, intanto, apprezza i video. Un esempio? Ecco gli incredibili picchi di ascolto raggiunti dal profilo Instagram di Louis Vuitton. Nel giorno in cui è stata annunciata la diretta streaming della collezione uomo autunno/inverno 2017 della Fashion Week di Parigi, il numero di follower è triplicato.

Utilizzare i video in diretta può aumentare il tuo numero di follower sui social, regalandoti un nuovo canale di ascolto e nuovi clienti. Il trucco è non perdere mai l’attenzione degli utenti: promuovi il tuo evento attraverso tutti i social possibili, in anticipo, ma trasmetti in diretta da un unico canale.

3. L’approvazione delle Celebrities

Di nuovo, si tratta di trovare una nuova audience. L’idea stessa di usare delle celebrità per promuovere un business non è nuova ed è anche abbastanza semplice: i fan, infatti, adorano le Celebrities e fanno molto affidamento sul loro parere e sulle loro scelte in tema di fashion brand e prodotti da utilizzare.

Ecco perché quando un brand utilizza dei personaggi famosi per le sue sponsorizzazioni riesce a catturare un’audience maggiore, oltre che leale. Inoltre, il campo della moda riguarda direttamente le celebrità e sono loro stesse ad invitare altri volti noti provenienti da campi differenti per promuovere i loro brand.

Per esempio, Puma ha messo Rihanna a capo del settore creativo per la creazione della collezione donna. E se pensi che si tratti soltanto della fase promozionale, ti sbagli.

La Banca della Georgia ha invitato una star dei social a partecipare alla sua campagna natalizia, ottenendo così l’attenzione di tutto il mondo, un notevole incremento del numero dei follower sui canali social e un successo immenso.

Collaborare con delle celebrità è sempre una buona idea perché può dare una svolta al tuo business e attirare l’attenzione da tutto il mondo. Se invece il tuo budget non è pronto per un investimento di respiro internazionale, puoi comunque contattare i blogger e gli influencer del campo.

4. Newsjacking Marketing

Questo termine (reso popolare dal libro di David Meerman Scott) sta ad indicare l’utilizzo degli hot topic per attirare l’attenzione del pubblico.

Anche in questo l’industria della moda è stata particolarmente all’avanguardia, usando slogan ed espressioni proprie del mondo politico per gli abiti e gli accessori delle sfilate più note. Collezioni ispirate alla politica sono state presentate durante lo spettacolo della Fashion Week da diversi brand come Prabal Gurung, Creatures of Comfort and Opening Ceremony. Nell’ultima collezione di Moschino vediamo la borsa con la variazione del motto nazionale degli USA: In couture we trust.

Questo movimento ha permesso ai fashion brand di attirare l’attenzione di un gruppo nuovo di potenziali clienti, ovvero i giovani in età da voto.

Accade qualcosa di nuovo ogni giorno: ci sono molte notizie, idee ed eventi e il trucco è trovare gli argomenti più interessanti e utilizzarli per focalizzare l’attenzione sul tuo brand.

5. Gamification

Sebbene questo concetto sia stato accantonato per diversi anni, è stato recentemente rispolverato e sta risvegliando l’attenzione di una particolare fascia di consumatori. Per gli esperti di marketing trend, si tratta di utilizzare il potere emozionale per vendere un prodotto o un servizio. L’uso di questa strategia è memorabile per i consumatori e permette loro di sentirsi spinti a condividere una determinata esperienza, proprio come farebbero in un gioco di ruolo con i loro compagni di avventure.

Usare questo tipo di strategia per aumentare il tempo che un consumatore spende utilizzando la tua App, ad esempio, può aumentare il legame con il brand e influenzarne le scelte future. La “Prada Doll House”, uno dei recenti progetti presentati dal famoso brand italiano, è un buon esempio di gamification. Si tratta di un gioco interattivo in cui è possibile vestire le modelle con gli abiti della collezione del 2017.

LE 8 FIGURE CHIAVE DI UN E-COMMERCE

Hai avviato un e-commerce? Devi circondarti di professionisti e figure specializzate in grado di seguire ogni aspetto della catena. In fase di startup sarà necessario affidarsi a esterni, ma è opportuno conoscere fin da subito il programma di un e-commerce vincente. Ecco le 8 figure chiave.

1 Consulente e-commerce. Assiste l’azienda offrendo la propria consulenza in maniera trasversale e dunque su diversi temi: strategie, marketing, vendite, logistica, assistenza clienti e via dicendo. Alla pari di un consulente fiscale o legale è fondamentale poiché coordina il progetto, individua partner, gestisce il team e incrementa il fatturato online.

2 Addetto al data entry. E’ l’addetto all’inserimento dei prodotti all’interno del sito, se non sincronizzati. Gestisce descrizioni, immagini, prezzi e schede prodotti. Lavora a stretto contatto con il servizio clienti e il responsabile marketing.

3 Assistenza clienti. Risponde alle domande dei clienti che arrivano via email, telefono, chat o social. Dà informazioni sullo stato dell’ordine, sui metodi di pagamento o di reso in generale su tutte le tematiche dell’e-commerce.

4 Addetto alle spedizioni. Si occupa di controllare la merce e di preparare l’imballaggio. In alcuni casi ha rapporti con i corrieri per programmare il ritiro della merce. E’ responsabile anche della protezione degli oggetti spediti, nonché del ritiro della merce in caso di reso.

5 Analista web. Monitora costantemente i principali indici di performance dell’e-commerce: numero di vendite per canale, tasso di conversione per canale, prodotti più venduti, marginalità, costo di acquisizione di un nuovo cliente e budget per singolo canale. Inoltre osserva come gli utenti si avvicinano al sito, cosa cliccano, cosa guardano e come interagiscono.

6 Consulente social media. In collaborazione con il servizio clienti, gestisci rapporti online sui social network, offrendo risposte in tempo reale, programmando post e iniziative di social media marketing. In molti casi ha anche il compito di concludere la vendita online tramite messaggi privati.

7 Responsabile marketing. Coordina e pianifica attività di web marketing e di espansione: da campagne su Google Adwords/Shopping ad altre su Facebook e Instagram ADS, attività Seo per migliorare il posizionamento naturale sui motori di ricerca. E’ un ruolo chiave del progetto!

8 Programmatore. Nelle aziende più strutturate il programmatore informatico, interno al team, interviene sulla piattaforma scrivendo codici HTML, CSS o PHP. In alcuni casi risolve bug e problemi tecnici nel sito. Negli e-commerce da poco avviati è una figura esterna.

Ecommerce: 2,8 milioni per CheBuoni.it

Guidata dal 25enne Ceo Valentino Marangi, CheBuoni.it (startup ecommerce) è nato come pagina Facebook Omaggi da Internet, nel 2013 e che in pochi mesi ha conquistato il settore degli omaggi e dei coupon sul popolare social network. Si trasforma poi nel portale che è oggi CheBuoni.it  “il primo ed unico aggregatore di coupon, campioni omaggio e offerte in Italia, è pensato per far risparmiare gli utenti sulla spesa di tutti giorni e per poter testare i prodotti di routine prima di acquistarli.” dice il Ceo nel suo blog.

Questa startup ecommerce di strada ne ha fatto e in tempi rapidi, negli ultimi due anni, stando ai dati forniti dallo stesso Marangi,  raggiungendo tassi di crescita fino all’800%. Dai 5mila euro di fatturato del 2013 si è passati ai 40mila del 2014 fino ai 300mila del 2015. E per il 2016 l’obiettivo era arrivare a 1,5 milioni.

Non sorprende quindi che la trattativa, come racconta questo articolo di EconomyUp,  si sia svolta altrettanto rapidamente: la miccia del deal si innesca a maggio, quando le due società si incontrano per la prima volta, CheBuoni.it voleva vendere a LocalWeb i suoi servizi, e a luglio il closing del deal: Localweb (l’agenzia di webmarketing guidata dal’italo-albanese Agron Shehaj) si prende il 40% di CheBuoni.it investendo la cifra pattuita e portando la valutazione della startup a 7 milioni di euro.

«Ho accettato l’offerta di Localweb – spiega Marangi – perché ho ritenuto fosse il partner migliore per spingere sulla crescita, stiamo già lavorando in sinergia e da quando utilizziamo i canali di Localweb riusciamo a raggiungere clienti molto più rapidamente». Sì perché, nelle intenzioni di Marangi e soci, la strategia sembra essere quella di puntare tutto su campagne marketing volte all’acquisizione di nuovi clienti. L’obiettivo è ambizioso: quadruplicare la base utenti in due anni, passando dal milione attuale a 4 milioni entro il 2017. Con questi tassi di crescita si potrà puntare replicare il modello anche all’estero, stimolando magari l’appetito di nuovi investitori. Investitori a cui Marangi, almeno per il momento, ha chiuso le porte: «Dopo l’investimento abbiamo ricevuto diverse proposte di incontri con fondi di venture capital, che però ho declinato. Per adesso l’entrata nel capitale di un investitore istituzionale non ci interessa».

5 motivi per scegliere la Marketing Automation per il tuo business

L’automazione consente di impostare e implementare campagne email e SMS in grado di attivarsi in automatico a seconda delle azioni e dei comportamenti dell’utente.

Grazie a messaggi automatici puntuali, immediati, personalizzati ed estremamente rilevanti per il destinatario, ogni email e ogni SMS avrà una maggiore efficacia con tassi apertura e di clic superiori e più frequenti rispetto alle comunicazioni non automatiche. Questo trend positivo, si traduce poi in un incremento di conversioni e ricavi per l’azienda.

Rispetto a una tradizionale campagna promozionale one-shot, il messaggio automatico viene creato e impostato una volta sola, e inviato ai contatti del database ogni qual volta le condizioni impostate vengano soddisfatte (un’iscrizione alla newsletter, un carrello abbandonato e così via).

Gli invii automatici velocizzano e semplificano le attività di marketing, funzionando sulla base di regole predefinite e preimpostate, ma sei tu stesso a poter stabilire le combinazioni tra le condizioni, sulla base dei dati presenti nel database, della tipologia di business e delle esigenze aziendali.

Il risultato è un risparmio di tempo e risorse e una maggiore efficacia di ogni campagna.

5 motivi per scegliere la Marketing Automation per il tuo business

Ora che abbiamo capito meglio in cosa consiste la Marketing Automation, possiamo analizzare i cinque motivi per i quali scegliere di investire nell’automazione può migliorare il tuo business.

  1. Aumenta la produttività: l’automazione comporta un incremento del 14,5% nella produttività commerciale e una riduzione del 12,2% delle spese di marketing.
  1. Maggiori lead e conversioni: l’80% di chi utilizza processi automatizzati dichiara una crescita nel numero di lead, e il 77% nel numero di conversioni.
  1. Più della metà delle aziende che utilizzano la Marketing Automation (59%) è in grado di intercettare prospect rilevanti grazie a contenuti automatici.
  2. Efficienza e ottimizzazione delle risorse: per il 73% dei marketer l’automation è cruciale per diventare più efficienti e risparmiare tempo.
  1. Tassi di conversione più alti e qualificati: le aziende che utilizzano la Marketing Automation hanno un tasso di conversione di lead qualificati più alto del 53% rispetto a chi non la utilizza.

Addio corrieri: Amazon sta costruendo un aeroporto tutto suo

Bezos sorprende ancora e investe 1,5 miliardi di dollari per un hub cargo in Kentucky. Creando migliaia di posti di lavoro

Amazon si fa il suo aeroporto per accelerare le consegne e soddisfare i clienti Prime (in forte crescita), quelli che pagano un abbonamento annuale per ricevere gli oggetti acquistati entro un giorno senza pagare le spese di spedizione (da noi costa 19,99 euro, in Usa 99 dollari perché include anche Prime Video con film e serie tv, Prime Music con piattaforma per ascolto dei brani integrata con l’assistente virtuale Alexa e Prime Reading per leggere libri e magazine).

L’hub di Jeff Bezos sorgerà presso il Cincinnati/Northern Kentucky International Airport, una scelta non casuale perché si tratta di uno degli stati Usa dove il gigante dell’eCommerce ha più investito finora. Ai circa diecimila dipendenti già sotto contratto se ne aggiungeranno così altri duemila, secondo un piano che prevede duecento voli giornalieri. A far viaggiare la merce saranno i quaranta aerei cargo acquistati in leasing lo scorso anno da Atlas Air e Air Transportation Services Groupdedicati e trasformati in Amazon One; sedici sono già operativi, gli altri lo saranno entro i prossimi mesi.

Il Cincinnati Business Courier ha stimato che i costi dell’operazione si aggireranno sul miliardo e mezzo di dollari.

Un cifra notevole che però Amazon riuscirà a recuperare in breve tempo, perché l’hub segnerà una svolta importante nel sistema di consegna della società di Seattle. Finora carico, scarico, smistamento e soprattutto il trasporto dei pacchi si eseguivano in partnership con i grandi corrieri internazionali come UPS e FedEx. Con l’hub cargo il discorso cambia e si capovolge perché salta un passaggio del sistema, che al contempo vede l’entrata di un nuovo pesante player nel settore. In sintesi, Amazon non dipenderà più dai colossi delle spedizioni, ma anzi in un colpo solo diventa loro competitor.

Un passaggio sorprendente per alcuni ma naturale per Bezos, che ha iniziato dalla vendita di oggetti per poi arrivare a produrli prima e spedirli ora. Contare su un sistema proprietario tutto interno è il miglior biglietto da visita per abbattere i costi e velocizzare le operazioni, cioè per imporsi nei vari comparti in cui la società è attiva. Senza dimenticare, inoltre, che dopo gli aerei arriveranno pure i droni Prime Air, altro passaggio che in principio sembrava impossibile (in tanti bollarono il progetto come una “trovata pubblicitaria”) e che invece è pronto a partire.

Guardando un po’ più in là, per avere una copertura che soddisfi le richieste di tutti gli abbonati è probabile che Amazon potrà ripetere l’operazione dell’aeroporto in Europa. Una prospettiva già rimbalzata nei mesi passati quando tra i luoghi ipotizzati figuravano Wroclaw (Polonia), Doncaster (Inghilterra), Francoforte (Germania) e Parma. Vedremo cosa succederà, riconoscendo nel frattempo la lungimiranza di Bezos che, al di là dei duemila posti di lavoro in Kentucky, ha in programma di assumere circa centomila nuovi dipendenti nei prossimi diciotto mesi. Tutti negli Stati Uniti, ovviamente, per la gioia di Donald Trump.

Clienti delusi? Ecco la soluzione grazie ai social media

Il Servizio Clienti ha una legge molto chiara: una volta, deludere un cliente significava perdere lui e forse qualche suo contatto personale. Oggi, deludere un cliente significa perdere lui e magari quelle migliaia di utenti che assistono alle lamentele che compaiono su tweet, post e commenti. Per i brand tutto ciò può essere imbarazzante ma anche molto dannoso.

Se non puoi batterli, fatteli amici

La questione è piuttosto rilevante: uno studio condotto dal team della Blend Agency, rivela che durante le decisioni d’acquisto, l’88% dei clienti è influenzato dalle recensioni provenienti dal customer service. Non solo, i clienti sono propensi a condividere online le loro esperienze di acquisto, soprattutto se negative: il 95% di chi vive una tale esperienza tende a condividerla con i suoi contatti e spesso proprio attraverso i social.

Dunque, se è vero che non è possibile impedire né nascondere le lamentele, potete imparare a trasformare la delusione in opportunità, instaurando una relazione positiva con i vostri clienti.

Adotta sistemi di monitoraggio per individuare le lamentele

Se ad esempio su Twitter il vostro brand fosse oggetto di discussione, solo nel 30% dei tweet verrebbe espressamente menzionato, ciò significa che senza un attento “ascolto” della Rete, una gran parte delle conversazioni rischierebbe di sfuggire alla vostra attenzione.

L’utilizzo di sistemi di monitoraggio come Mention vi consentirebbe di catturare tutti quei dialoghi che avvengono sui social media e che hanno come protagonista il vostro brand o il nome di un vostro prodotto; mediante un sistema di alert verreste informati qualora qualcuno stesse parlando di voi.

Non ignorare le lamentele dei clienti

Ebbene sì, la maggior parte dei brand ignora le lamentele che gli vengono rivolte online. In certi casi, quando il reclamo diventa intimidazione, la tendenza è quella di nascondere la testa sotto la sabbia senza considerare il fatto che ciò non aiuterà a tranquillizzare un cliente.

Tuttavia, rispondere tempestivamente risulta essere fondamentale anche se non si dispone di una soluzione immediata.

“Piuttosto che rispondere a qualche reclamo ogni tanto e quando ce la sentiamo, rispondiamo ad ognuno e in qualsiasi momento.” Jay Baer, Autore di Hug Your Haters

Carpe Diem

Invece di andare in crisi o semplicemente chiedere scusa, provate a sfruttare la situazione a vostro favore. Considerate la lamentela come un’opportunità per costruire un rapporto con i clienticoinvolgendoli in maniera smart o anche ironica.

Un approccio del genere è stato adottato da David dell’assistenza clienti di Sainsbury che su Twitter con il cliente Marty Lawrence,  ha dato vita ad un brillante dialogo (difficilmente traducibile in italiano) fatto di giochi di parole. La denuncia di Marty riguardava un pesce “battered” che significa “in pastella”, ma anche “malconcio”, trovato sugli scaffali privo di codice a barre.

Il seguito è stato un divertente botta e risposta  dove parole di uso comune sono state sostituite con tipiche specie di pesci: lo scaffale “place” è diventato “plaice” ovvero platessa mentre il mal di testa “headache” si è trasformato in “haddock” ovvero pesce asinello.

Morale della favola? Non abbiate timore di rompere il ghiaccio o di far divertire i clienti; qualsiasi sforzo fatto in questa direzione sarà ben accettato.

Se necessario, continuate la discussione in privato

Vi sono casi in cui il cliente ha esigenze su aspetti tecnici o privati i quali non possono essere affrontati pubblicamente o come nel caso di Twitter entro i 140 caratteri. Può accadere inoltre che la discussione avvenga a più riprese, rischiando di occupare un eccessivo spazio sulle vostre bacheche destinate a ben altre conversazioni.

Risulta quindi opportuno capire quando sia il momento di passare ad una comunicazione privata o addirittura esterna ai social media come nel caso del servizio Dell Aiuta PRO dell’azienda Dell.

Create un sistema efficiente per il trasferimento delle richieste

Esporre un reclamo viene spesso percepito dal cliente come un percorso tortuoso che lo costringe a contattare più uffici, passando da un operatore telefonico ad un altro, ad ognuno dei quali dovrà esporre il problema partendo sempre dal principio.

In questi casi l’obiettivo è quello di utilizzare i social in maniera integrata, dove grazie ad una comunicazione interna tra i membri dei vari team, il cliente viene guidato attraverso un percorso finalizzato a risolvere il suo problema, nel modo più efficiente ed efficace possibile. Un chiaro esempio di questa pratica è il servizio TIM4U di TIM.

Ciò che il cliente a volte da per scontato è frutto di un attento lavoro e di un approccio volto a rendere sempre più “umano” il rapporto con i brand. In quest’ottica i social media possono aiutare le imprese ad attivare queste dinamiche e a trasformare situazioni di crisi in opportunità.

Come è andata l’estetica nel 2016?

Stiamo aspettando con impazienza l’elaborazione dei dati dell’andamento del mercato estetico del 2016. Dal nostro osservatorio un’idea ce la siamo già fatta, ma aspettiamo per raccontarvela. Nel frattempo abbiamo recuperato un dato che secondo noi racconta alla perfezione il mondo dei centri estetici in Italia in questi anni.

Il dato proviene dal report del Centro Studi Cosmetica Italia, l’Associzione Nazionale delle Imprese Cosmetiche, e racconta di un calo dei consumi negli istituti di bellezza del -3,2%, per un valore di poco inferiore ai 240 milioni di euro, il dato è significativo ma le motivazioni trovate nel report sono per noi ancora più significative. Il canale dell’estetica, secondo Cosmetica Italia, è quello che più di tutti soffre dell’incapacità di ridisegnare la sua identità, che nelle attese dei consumatori è sempre più orientata alla qualificazione del servizio, di chi lo pratica e dell’ambiente in cui viene erogato. Più che nei saloni di acconciatura, sono ancora presenti le difficoltà di ricambio generazionale e imprenditoriale, mentre persistono situazioni di distribuzione aggressiva e di dubbia provenienza.

Tralasciando la distribuzione aggressiva (lo sappiamo, è una difficoltà per molte uscire da alcune logiche e meccanismi della distribuzione, ma si può fare!) e i prodotti di dubbia provenienza (i cosmetici con il marchio personalizzato li possono fare tutti a prezzi stracciati, ma quale garanzia hanno per il consumatore finale?), che sono problemi che meritano un ulteriore approfondimento, la percezione del consumatore è quella di un servizio non ben qualificato, in un’ambiente spesso trascurato, con un’identità non ben disegnata.

Non è dappertutto così ma la percezione generale purtroppo è questa, soprattutto se si confronta l’offerta delle ‘estetiste artigiane’ con quella dei centri termali e dei centri benessere, che offrono sempre di più servizi sovrapponibili a quelli dei centri estetici, in ambienti sicuramente più moderni e accoglienti, con campagne di marketing aggressive e capillari.

Il dato non deve però scoraggiarci: sapere quali sono i punti deboli del mercato e conoscere le minacce che incombono, può solo aiutarci a migliorare. Perciò, adesso che abbiamo un anno nuovo davanti mettiamo tra i nostri propositi quello di rendere il nostro centro estetico il posto ideale per ogni cliente: con un servizio qualificato, un ambiente curato e un personale sempre più formato.

E se fate già tutto questo e ancora non vedete i risultati, allora forse è il momento di raccontarlo meglio su strada, sul web e sui social.

L’evento come strumento di comunicazione

Gli eventi, siano essi di comunicazione, promozionali o commerciali, hanno assunto al giorno d’oggi la valenza di vero e proprio nuovo “media” (ci racconta l’agenzia di eventi Luxe specializzata in eventi di lusso ed eventi aziendali), posizionandosi con un ruolo di primaria importanza nei piani di comunicazione e nelle strategie di marketing delle grandi, medie e piccole imprese, per il loro carattere poliedrico e modulare, per la relazione one-to-one con i consumatori, e per il potenziale di comunicabilità multimediale.

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Gli eventi, in particolare quelli promozionali, e le iniziative di field marketing indoor e outdoor, in store e on the road, ribaltano i modelli del vecchio marketing, che r.i.p: riposa in pace, e la visione ed il rapporto con il mercato: non è più il consumatore ad andare verso il prodotto/azienda, ma è l’azienda ovvero il prodotto che va dal consumatore nel suo ambiente, dove vive, dove acquista, dove consuma, lo prende per mano, lo conosce, instaura dapprima un contatto ed una connessione eppoi un legame. Cioè una relazione personale e personalizzata, one-to-one, ma ancora meglio one-to-each. E finalmente il prodotto o servizio per il consumatore ha un volto “umano”.

E’ il diretto interessato aziendale (sia esso di vendita, di comunicazione, di marketing) che va a conoscere personalmente il singolo consumatore. Ascolta dal vivo le sue aspettative, vede de visum le sue necessità, avverte i suoi stati reali d’animo rispetto al prodotto o al servizio proposto, capisce il vissuto (emotivo e razionale) del prodotto da parte del singolo e da questi sondaggi o ricerche sul campo nasce una esperienza unica, inimitabile dalla quale si traggono dati molto più veritieri, sinceri e corretti rispetto alle classiche indagini quali-quantitative d’opinione nelle quali è un interlocutore diverso, seppur esperto e professionista a dialogare con l’intervistato.

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Un altro vantaggio deriva dalla possibilità di verificare “sul campo” le reazioni ed i commenti del proprio target sia al prodotto, sia alla marca, sia all’evento stesso, migliorando di conseguenza il grado conoscenza reciproca ma anche utilizzando tale feedback per tarare le successive iniziative di marketing relazionale e modificare prodotti e servizi nella sostanza e nella forma (packaging) rendendoli più vicini alle aspettative e necessità del target di riferimento.

L’evento è uno strumento di comunicazione completo ed efficace in grado di promuovere, comunicare e far conoscere a pieno l’azienda ed i suoi prodotti/servizi.

Influencer: ecco gli “stereotipi”

Centinaia di social addicted si professano oggi “influencer” di professione, alcune indagini, poi, hanno dimostrato come si possa arrivare a guadagnare anche cifre importanti da un semplice post su Instagram e simili e anche le aziende sembrano ormai convinte che l’influencer marketing sia la via più efficace per assicurarsi conversion e retention dei clienti.

Numerosi studi, del resto, sottolineano l’importanza assunta nel tempo dagli influencer. Secondo una ricerca condotta da Twitter e Annalect, per esempio, almeno il 40% degli utenti dichiara di aver comprato un particolare prodotto o servizio dopo averlo visto usare da un influncer; a questo andrebbe aggiunto almeno un 20% che ha ammesso di aver condiviso sui social un contenuto “branded” postato da uno di loro. Lo stesso studio ha provato, poi, a misurare l’impatto concreto dell’influencer marketing sulla propensione all’acquisto degli utenti social, arrivando alla conclusione che, se chi ha letto un tweet originario del brand è quasi tre volte più intenzionato a comprare, la voglia di comprare un prodotto o servizio sale di oltre cinque volte per chi è stato esposto a contenuti prodotti dagli influencer. Influencer che, d’altro canto, sembrano (quasi) pareggiare amici e cerchie familiari quanto a fiducia attribuita.

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Quello che si tende a ignorare è, però, che il panorama dell’influencer marketing è oggi affollato da figure molto diverse tra loro. C’è chi sostiene che il futuro sia degli advocate e dei microinfluencer, cioè di esperti del settore nel primo caso e “gente comune” nel secondo, in grado di incarnare perfettamente i valori del brand e trasmetterli alla propria community. Da Traackar, una piattaforma di influencer marketing statunitense, invece, hanno provato a identificare i maggiori stereotipi di influencer, individuando per ciascuno punti di forza e criticità, opportunità e valore aggiunto per l’azienda e, soprattutto, il modo migliore per relazionarsi con essi e costruire un rapporto duraturo e proficuo per il brand.

GLI STEREOTIPI DI INFLUENCER

Dieci sono, così, i diversi archetipi di influencer individuati dalla piattaforma.

  • La celebrità. Ha un’audience molto vasta, in genere più grande di tutti gli altri tipi di influencer, motivo per cui vince almeno in termini di reach. Scegliere una celebrità per un brand è però come affidarsi alle “vecchie” strategie di endorsement.
  • L’autorità. È una persona la cui opinione è considerata molto credibile nel settore di riferimento, ha un’audience relativamente grande su cui esercita un forte potere di engagement. Proprio per questo andrebbe convinta con una proposta che crei valore aggiunto per la sua community e ne rafforzi la leadership.
  • Chi cerca connessioni”. Nella teoria delle reti sarebbe un hub, un nodo cioè, con tantissime connessioni e in grado di fare da “ponte” tra cerchie sociali diverse. Sfruttarne le potenzialità di influncer? Significa soprattutto approfittare della sua capacità di fare network e di creare relazioni.
  • Chi ha fatto un brand di se stesso. Per chi prova a fare personal branding il proprio nome è la propria fonte di guadagno. Come convincerlo a diventare influencer per un brand? Attraverso la possibilità di veder crescere le proprie audience, visibilità e reputazione.
  • L’analista. È per lavoro e per natura interessato ai dati e ne ha bisogno per ottimizzare le proprie performance. Per questo un’azienda intenzionata a coinvolgerlo come influncer dovrà essere in grado di fornirgli insight di prima mano e altri materiali su cui basare le sue analisi. Il suo valore aggiunto? La rilevanza naturalmente percepita dei contenuti che produce.
  • L’attivista. È uno degli “archetipi” di influencer più difficili con cui un brand possa rapportarsi. Si tratta di una figura, infatti, quasi sempre e per natura contraria alle logiche di business e di mercato che muovono le aziende. L’errore più grosso che si possa fare, però, è evitare il contatto con questa tipologia di influencer. Meglio mostrarsi aperti e comprensivi nei suoi confronti, soprattutto perché ha in genere forte risonanza e grandi capacità di generare engagement.
  • L’esperto. Il modo migliore per approcciarsi a questo tipo di influencer è mostrare che si tiene in profonda considerazione il suo parere, che si hanno gli strumenti per rendere più profonde e dettagliate le sue analisi e che si è disposti a farsene portavoce presso i propri clienti.
  • L’insider. Possono essere influecer rilevanti per un’azienda, specie in un’ottica “negativa” (perché scoraggiano la propria community ad affidarsi a prodotti/servizi del brand, etc.). Per questo serve instaurare con loro un dialogo corretto, evitando per esempio di invadere il loro spazio o di screditarli a “casa loro”.
  • Il distruttore. Ogni azienda ha il proprio bastian contrario intenzionato a screditarne prodotti e servizi. A volte può avere anche una buona audience ed essere in grado di coinvolgere attivamente i suoi follower. L’approccio migliore è, allora, mostrarsi aperti alla discussione e desiderosi di prendere in considerazione anche opinioni diverse dalle proprie. Insomma, alimentare il dibattito ma con sostanza.
  • Il giornalista. Ha, per ovvie ragioni, un’audience molto folta ed è costantemente alla ricerca di storie; per questo un brand che vuole sfruttarne il poter d’influenza non dovrebbe mai fargliene mancare una esclusiva, interessante, dal tempismo perfetto.

Perché il marketing ha dato ragione a Donald Trump!

Che piaccia o meno, è successo. Donald Trump presidente degli Stati Uniti d’America: è il quarantacinquesimo, dopo uno degli head-to-head più incerti degli ultimi decenni.

Tendenzialmente tutti i media ed i sondaggi sembravano ben schierati a favore di Hillary, così come numerose star americane, dai giocatori dell’NBA a numerosi attori di Hollywood fino all’uscente presidente Obama.

Un endorsement non indifferente. Che però, sfortunatamente o fortunatamente, non è bastato.

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Cerchiamo dunque di capire insieme il perché di questa vittoria tanto inaspettata quanto sconcertante, focalizzandoci su tutti quegli aspetti che oramai ricoprono un ruolo centrale in ogni campagna elettorale degna di tal nome, soprattutto negli States: la pubblicità, il linguaggio utilizzato e le strategie di marketing dei due (ex) contendenti.

Donald Trump presidente degli Stati Uniti d’America

Il primo e fondamentale risultato è la costruzione in opposizione dei due candidati, in esponenziale aumento con l’avanzare del tempo: status quo versus cambiamento radicale, educazione e contenimento versus nessun riguardo ed esagerazione, storicità politica versus la figura del neopolitico, ossia un imprenditore di professione che finisce a fare il politico per popolare acclamazione.

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Tutte opposizioni che sono state accuratamente cavalcate da entrambe le parti, ma da cui solamente una ha saputo trarre tutti gli spunti necessari per creare una figura forte, decisa e, soprattutto, che piacesse. Trump infatti ha fatto del suo linguaggio senza peli sulla lingua, carico di emotività, formato di parole semplici e senza retorica, un brand a sé stante.

Un brand chiamato Trump o, se preferite, make America great again. Uno slogan semplicemente geniale: corto e diretto ma pieno di emozione e significato intrinseco, con quel again finale che sottolinea come fino ad ora gli States siano stati solamente un paese tra tanti, e come finalmente sia arrivato il momento di riprendersi tutta la greatness meritata.

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Dall’altro lato troviamo Hillary; la diplomatica, educata, mai scomposta Hillary, apparentemente sostenuta da tutti. Calma e sorrisi le parole chiave nei primi mesi, fino a quando non è emerso Trump come avversario. Al che il focus della campagna è cambiato radicalmente: il soggetto principale della comunicazione di Hilary è diventato proprio il suo antagonista.

E, come si suol dire nel mondo del marketing, “non esiste cattiva pubblicità” e Donald Trump presidente è ormai una realtà.

Riferimenti al passato di Trump, al suo linguaggio offensivo e sprezzante, alle sue idee ed ai suoi valori non facilmente condivisibili sono improvvisamente diventati il focus di ogni discorso della candidata democratica.

Ciò che Hilary sembra essersi però dimenticata è l’abitudine sviluppata dal popolo americano, o di una buona parte di esso, al linguaggio trumpiano: miserabili commenti sulle donne, pesanti affermazioni in ambito religioso, utilizzo continuo di vocaboli offensivi. Tutto però passa in secondo piano a fronte di una figura nuova e ristoratrice.

In fin dei conti, spendere tempo e milioni in pubblicità contro un Trump cui gli americani si erano già abituati e che oramai avevano già imparato a conoscere, non ha decisamente portato i frutti sperati.

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Tutto questo ha portato per lo più verso una direzione univoca: la concentrazione dei voti di protesta, di molti indecisi e di coloro che vedono nel non-politico la figura del neopolitico nel bacino elettorale di Trump. E tutto ciò è stato determinante.

Ciò che possiamo imparare da questa sfida elettorale è la fondamentale importanza di conoscere la propria audience(elettorato in questo caso), la capacità di sapersi immedesimare ed adeguarsi di conseguenza: una strategia comunicativa generalizzante e fortemente basata su contenuti emotivi più che razionali, che in altri tempi e luoghi sarebbe stata pesantemente condannata, ha portato un sottovalutato imprenditore a diventare il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America.

7 STEP PER LANCIARE IL TUO ECOMMERCE

Per il successo, ormai lo sappiamo tutti, non esistono formule magiche, ma solo tanto lavoro, impegno e metodo. Lo stesso vale anche per la tua idea geniale di eCommerce.

Non è detto infatti che aprendo uno store online tu abbia subito un riscontro in termini di produttività. Ci sono, però, alcuni step di cui proprio non puoi fare a meno per lanciare la tua attività di commercio elettronico, grazie ai quali potrai anche capire velocemente se qualcosa non va nella tua impresa e se ci sono correzioni da apportare in alcuni passaggi produttivi del tuo business.

Un marchio, un sito web, i prodotti giusti, la possibilità di riscuotere i pagamenti, la capacità di consegnare la merce e un traffico qualificato saranno il punto di partenza per il tuo eCommerce.

In base alle scelte effettuate su questi aspetti, potresti iniziare subito a guadagnare, ma certamente da questo momento in avanti potrai continuare a modificare i vari aspetti del tuo business per migliorare le conversioni.

Anche se non realizzi subito un profitto non scoraggiarti. Ci vuole tempo per cominciare a vendere con regolarità, devi solo calcolare i costi iniziali di investimento per il lancio del tuo eCommerce nel migliore dei modi e non sbagliare traiettoria.

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#1 Crea il tuo marchio

Cerca di fare in modo, innanzitutto, che il tuo marchio corrisponda con quello del dominio del tuo sito web, ma soprattutto che richiami la categoria di prodotti che vuoi vendere.

Sarà più facile per i tuoi clienti identificarti con la tipologia di prodotto, ma anche posizionarti sui motori di ricerca.

Il tuo nome non deve essere solo cool, ma deve richiamare immediatamente alla mente il prodotto che vendi e soprattutto corrispondere ad un dominio disponibile.

#2 Lancia il tuo eCommerce, per essere unici c’è tempo

Certamente i consumatori devono avere una ragione per preferire il tuo agli altri centinaia di eCommerce presenti in rete, ma quando stabilisci il tuo piano di marketing non investire troppo tempo su questo aspetto in fase iniziale.

Comincia a lanciare il tuo eCommerce, ci sarà il tempo di ripensare a questo aspetto anche in seguito, magari rafforzando caratteristiche che già premiano la tua attività.

#3 La tua base di lancio è il sito web

Se hai un po’ di dimestichezza con la tecnologia, sai già cosa ti serve per realizzare un eCommerce che funzioni. In caso contrario, questo step per la creazione del tuo eCommerce potrebbe demoralizzarti.

Se vuoi realizzare un eCommerce in modo davvero veloce e non hai a disposizione il budget per far realizzare a un’agenzia la tua piattaforma di vendita, non arrenderti subito.

Prendi in considerazione soluzioni eCommerce su piattaforme dedicate. Sarà molto più intuitivo e rapido creare il tuo negozio online.

#4 Seleziona il prodotto giusto

Online si può vendere praticamente qualsiasi cosa? Questo è in parte vero, ma ci sono alcuni aspetti che puoi privilegiare nella scelta del tuo prodotto:

  1. scegli un prodotto disponibile per te a livello locale, ma che può essere commercializzato anche altrove;
  2. scegli un prodotto digitale, come un ebook, che non è disponibile altrove online, anche se ci vorrà più tempo per reperirlo.

#5 Configura i pagamenti

Se hai scelto una soluzione già configurata di eCommerce, probabilmente anche il gateway di pagamento sarà già pronto.

Altrimenti puoi prendere in considerazione meccanismi di pagamento molto semplici da utilizzare e già ampiamente diffusi come PayPal. Ti garantiranno sicurezza anche in caso di reso e agevoleranno le tua gestione degli ordini.

#6 Fai attenzione alla logistica

Per cominciare subito a vendere devi scegliere con cura i tuoi servizi di spedizione e consegna.

Naturalmente, se sceglierai di vendere beni digitali, dovrai essere più attento alla soluzione di hosting che sceglierai per il tuo sito web, che dovrà essere in grado di supportare download e traffico, ma che potrebbe anche fornire soluzioni ad hoc per chi svolge questo tipo di attività.

Se invece vendi beni materiali, probabilmente i volumi iniziali di vendita non saranno altissimi. Potresti quindi prendere in considerazione di spedire da solo i tuoi ordini, una volta al giorno, magari utilizzando dei carnet per contenere i costi.

La maggior parte dei servizi logistici di terze parti offre soluzioni di ritiro convenienti solo a partire da una certa mole di consegne e con vendite poco frequenti o basse non sarebbe conveniente optare per questa tipologia.

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#7 Programma una campagna Pay Per Click

Puoi ipotizzare diverse strategie di marketing per rafforzare il tuo eCommerce, dai programmi di affiliazione al referral marketing, dalle strategie SEO al link building.

Ma per cominciare e per farlo in fretta, programma una campagna PPC sui social. Ti permetterà di raggiungere un numero elevato di utenti, con un target ben definito e soprattutto ti consentirà dimonitorare i risultati e modificare la tua strategia in corsa.

Questo è solo l’inizio

Lanciare il tuo eCommerce in sette passi è solo la prima fase di un progetto imprenditoriale che dovrà prevedere tanti step successivi. Cominciare ad avere un certo traffico sul tuo sito è comunque l’inizio indispensabile per l’avvio del tuo shop online.

Dovrai imparare come acquisire nuovi utenti e convertirli in clienti fedeli, scegliere la corretta piattaforma di vendita nonché di gestione dei contenuti, gestire i contatti con i fornitori e sviluppare programmi di affiliazione, implementare le procedure di sicurezza dell’acquisto.

Come utilizzare Whatsapp per il business

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Tutti sappiamo cos’è e come funziona Whatsapp, l’applicazione di messaggistica utilizzabile su più piattaforme. Quello che forse potrebbe essere utile sottolineare è che Whatsapp ha ormai più di un miliardo di utenti nel mondo, e questa cifra è in continua crescita; nel frattempo, l’uso di Facebook non sta più aumentando come un tempo, o sta addirittura calando (almeno nell’uso da dispositivi fissi, come il pc).

Al momento, le probabilità che un tuo cliente, potenziale cliente, o fornitore sia un utente Whatsapp sono molto alte, non solo: ci sono statistiche le quali indicano che un messaggio di Whatsapp viene letto immediatamente nel 98% dei casi. Dopotutto, questa è la funzione della messaggistica istantanea… ma ciò significa che questa immediatezza nella comunicazione può essere applicata per la tua attività imprenditoriale o commerciale.
Se hai deciso di svolgere una seria attività business su Whatsapp, ecco allora alcuni consigli pratici riguardo agli strumenti da usare e alle buone regole di comportamento da seguire.

UNA SIM DEDICATA
Non è consigliabile usare il telefono personale per l’utilizzo di Whatsapp a fini professionali. Dovresti almeno riservare il numero del telefono aziendale a questo scopo, o ancor meglio usare una SIM card solo per gli SMS e i messaggi di Whatsapp di carattere professionale. Questo ti consentirà di gestire al meglio il traffico, e ai destinatari di identificarti più facilmente.

IL LOGO
Whatsapp ti permette di scegliere un’immagine per il tuo profilo. Ovviamente per l’uso commerciale di questo servizio sarà il caso di mettere il logo della tua azienda. In ogni caso, dovrai inserire qualcosa di inconfondibile e familiare ai tuoi clienti, che identifichi i tuoi messaggi a prima vista.

LO STATO
Molti usano la riga dedicata allo stato in modo improprio, per una battuta o un saluto. Fermo restando che potresti inserire il nome dell’azienda, o un suo motto, l’uso più appropriato è quello per il quale questo dettaglio è stato pensato. Fai sapere ai tuoi clienti se non puoi rispondere, o se sei disponibile. Fagli sapere se la ditta è chiusa per ferie o festività varie. Sono piccole avvertenze che però fanno la differenza in una comunicazione funzionale.

WHATSAPP WEB
Se si decide di dedicare un po’ di tempo e impegno a questa modalità di contatto, vale la pena usare Whatsapp Web. Collegandosi a questo sito, si potranno leggere i messaggi in arrivo sul video del computer, e soprattutto scrivere quelli in uscita su una tastiera grande. In altre parole, si risparmia tempo, in più si ha la possibilità di inviare i file contenuti nel nostro pc con estrema facilità.

LA NETIQUETTE
Su Whatsapp siamo abituati a scrivere agli amici. Ma in questo caso, non dimenticare che si tratta invece di rapporti professionali. Nel Whatsapp business, puoi usare un linguaggio non troppo formale, ma dai comunque del lei ai clienti e potenziali clienti.

IL FOLLOW-UP
Un uso ideale del messaggio istantaneo è quello di dare seguito con esso ad un’altra forma di comunicazione. Hai mandato un preventivo ma il cliente non ha risposto? Se ti ha dato un numero di cellulare, vuol dire che non gli dispiace essere contattato con quello. D’altra parte, una telefonata è più invasiva. Mandagli un messaggio Whatsapp, è il giusto compromesso!

PRONTEZZA NELLA RISPOSTA
Come già detto, uno dei più grandi vantaggi della messaggistica è l’immediatezza. Se un cliente chiede un chiarimento, e ancor di più se usi Whatsapp per fornire assistenza, ci si aspetta una risposta pronta. Non lasciarli aspettare.

NON SPAMMARE
Questa regola, valida in tutte le modalità di comunicazione, si applica anche a Whatsapp. Non mandare messaggi a tutti i numeri che hai. Non tormentare i contatti con pubblicità. Il rischio è di finire tra i rifiutati. Scrivi messaggi brevi quando hai qualcosa di significativo da segnalare, e preferibilmente qualcosa di interesse personale per il singolo contatto.

PER IL MARKETING
Se usi Whatsapp per il marketing, accertati che il contatto cui scrivi abbia piacere di ricevere i tuoi messaggi. In questo caso puoi usare un linguaggio più andante, e soprattutto dovresti sfruttare la possibilità di mandare immagini e foto: valgono più di mille parole… anche su Whatsapp!

BROADCAST
Devi inviare un messaggio a più contatti? Ovviamente creare un gruppo non è professionale (non farlo mai con i tuoi clienti!), quindi come agire? Inviare singolarmente il messaggio porterebbe via molto tempo, ecco allora che ci viene in aiuto una funzionalità utilissima: le liste broadcast. Puoi creare delle liste clienti, magari separandole per tipologia di cliente, età, sesso o ciò che preferisci, ed usarle per l’invio dei tuoi messaggi! Quest’ultimi verranno recapitati singolarmente ad ogni contatto presente in lista, proprio come se lo avessi contattato singolarmente… comodo vero? Ricorda però che per ovvi motivi l’utente deve averti aggiunto a sua volta nella sua rubrica.

HASHTAG: COME UTILIZZARLI NEI DIVERSI SOCIAL NETWORK

Come usare gli hashtag sui social network

Quanti hashtag vedete ogni giorno? Corredano tweet, status su Facebook, fotografie su Instagram e a volte – in maniera goliardica – i messaggini che ci scambiamo su WhatsApp. Siete davvero sicuri di utilizzarli al meglio? Per capirne di più, iniziamo dalla definizione di hashtag:

Hashtag: (Internet) in alcuni social network, parola o frase preceduta dal simbolo cancelletto (#), che permette di contrassegnare i messaggi con una parola chiave utile a classificarli, rendendoli facilmente reperibili agli utenti interessati all’argomento.

Riassumendo quindi, gli hashtag hanno una funzione di parole chiave, con cui indicizzare quanto viene scritto nei social network.

Quali sono le regole per ogni diverso social?

TWITTER

Questo social network è stato uno dei primi ad utilizzare gli hashtag. Il loro uso, secondo Twitter stesso, ha effetti positivi in termini di engagement, sia per i singoli utenti, sia per i brand. Attenzione però: mai usarne troppi.

I tweet con uno o due hashtag (non di più) raggiungono solitamente il 55% in più di retweet #smm 

Le diverse ricerche hanno rilevato come l’engagement maggiore fosse da imputare ai maggiori spazi cliccabili all’interno di un tweet: il potere della call-to-action! Per sfruttare al meglio gli hashtag abbinateli quindi alle mention, stando sempre attenti a non incappare in spam gratuito: la netiquette è sempre importante.

FACEBOOK

In questo caso l’uso di hashtag trova opinioni discordanti: l’idea generale è però che al momento non portino alcun beneficio, se non a livello di branding. Volete rendere più ricordabile l’hashtag che utilizzate su Twitter e Instagram? Riproponetelo anche su Facebook. Volete aumentare la reach organica grazie all’hashtag? Avete sbagliato social network.

Gli hashtag su Facebook aiutano solo a livello di #branding

INSTAGRAM

In questo caso potete abbondare: Instagram non penalizza l’uso di hashtag, ma lo incoraggia. L’importante è evitare hashtag troppo utilizzati (es: #follow4follow, #food, ecc…) e puntare su parole chiave più attinenti alla propria nicchia e alla fotografia postata.

I post di #Instagram con più di 11 hashtag ricevono una maggiore interazione #smm

GOOGLE+

Questo social, utilizzato ormai quasi esclusivamente a fini SEO, aggiunge automaticamente gli hashtag ai propri status, lasciando però agli utenti la possibilità di personalizzarli. Anche in questo caso sceglieteli oculatamente e non utilizzatene troppi, per evitare penalizzazioni: ricordate sempre che Google indicizza tutti gli hashtag inseriti all’interno del proprio social network.

L’uso di hashtag su #Google+ ha effetti positivi sulla SEO #smm

PINTEREST

L’utilizzo in questo caso è discrezionale, come nel caso di Google+. Pinterest indicizza per il suo modulo di ricerca tutte le parole contenute all’interno della descrizione, quindi non è necessario agire su quelle. Aggiungerne altri hashtag (non troppi) alla fine della descrizione aiuta però a rendere il pin visibile senza intaccare il senso logico della didascalia.

Utilizzare hashtag su #Pinterest aiuta a migliorare la visibilità nei risultati di ricerca #smm
Volete tenere questi dati sottomano? Abbiamo creato una semplicissima infografica che raccoglie gli effetti nei principali social network.
Come usare gli hashtag sui social network

Come diventare un imprenditore moderno

Iniziamo col dire che per diventare imprenditore non hai bisogno di una particolare qualifica, di soldi, di un quoziente intellettivo fuori dalla norma o di un’idea brillante (e con questo non intendiamo asserire che non serve formazione). Perché un imprenditore non trasforma l’acqua in vino, semplicemente crea qualcosa che faccia soldi in modo continuativo. Certo c’è chi è più predisposto, ma l’imprenditoria è potenzialmente alla portata di tutti! Prima di pensare a che attività aprire oggi, pensa al concetto dell’aprire un’attività come ad una macchina disegnata e costruita da te.

Per semplificare riportiamo ad esempio il funzionamento del modello McDonald:

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La tua macchina sarà di sicuro composta da alcune parti standard, comuni a tutte le altre macchine. Essa vende qualcosa a qualcuno, e reinveste parte del ricavato per aiutare a vendere di più in futuro. Ciò che resta é tutto profitto per il proprietario.

Questo è invece il funzionamento del modello Google:

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Quindi, se sarai in grado di disegnare, costruire, mantenere e curare questa macchina, avrai tutte le possibilità di avere successo aprendo un’attività redditizia. Non vi stiamo dicendo che sarà semplice, ma solo che molti ostacoli che credete insormontabili in realtà non lo sono!

Scopriamo quindi come diventare imprenditori!

Come diventare un imprenditore moderno 2

L’idea

Per favore dimentichiamo tutte quelle assurde storie sul valore delle idee. Le idee sono economiche e fugaci. Prese da sole non valgono nulla!

Certamente avete bisogno di un’idea, ma dovete capire che anche le compagnie di maggior successo non sono state fondate su idee particolarmente selvagge o brillanti. Starbucks ha iniziato vendendo caffè a Seattle. Facebook ha costruito un MySpace migliore. Google ha sviluppato un algoritmo di ricerca migliore di Yahoo. Microsoft ha copiato Apple, che a sua volta ha copiato Xerox.

Le idee originali sono sopravvalutate. Cioè che invece non va sopravvalutato è il tempismo. Google ha avuto un tempismo perfetto per costruire un motore di ricerca migliore. La prima cosa che devi fare è individuare un bisogno, un need, che è attualmente poco soddisfatto dal mercato. Dovete individuare un prodotto o un servizio che trovi il suo posizionamento, originale oppure no. Solitamente è più semplice migliorare e rifinire un’idea esistente, che non sia già stata sviluppata in modo ottimale, piuttosto che crearne una completamente originale.

Spesso si ha timore di avviare una nuova attività dove ci sono competitor, ma la competizione può essere un’ottima cosa. Il posto migliore per aprire un nuovo ristorante è giusto di fianco ad un altro ristorante di successo. Quest’ultimo avrà svolto il duro lavoro di crearsi una clientela. Molti buoni business sono nati vicino ad altri: di solito è meglio avere qualche competitor piuttosto che non averne nessuno. Dovrete solo impegnarvi per diventare migliori di loro di un 10%.

Vi consigliamo di provare a sviluppare qualcosa che vi appassioni. Partirete avvantaggiati conoscendo già il settore, comprenderete i vostri clienti ed i loro problemi in modo più profondo e avrete sempre passione per ciò che fate. Fondate la vostra azienda su un “perché” piuttosto che su un “cosa”, e sarete di ispirazione per voi stessi e per tutti quelli che vi staranno intorno.

L’inizio

Lavorare in proprio e fondare un’azienda è un po’ come fare il genitore. Tutti pensano che voi sappiate ciò che fate ma in realtà i bambini, come le aziende, non arrivano insieme al manuale d’istruzioni. Inciamperete continuamente e imparerete dai vostri errori!

E’ in questa fase che correrete il rischio maggiore di fallire. L’obiettivo è quello di costruire una “macchina per i soldi”, ma probabilmente non avete tutte le parti necessarie e quelle che vi mancano costano di più di quanto possiate spendere. La vostra idea è quantomeno per metà sbagliata, ma non sapete quale metà sia. Tranquilli, è tutto normale.

Una parte importante dello startup di un’azienda è convincere gli altri a credere in voi, prima ancora che voi crediate in voi stessi. Quando Steve Jobs fondò la Apple, non aveva né soldi né clienti. Ciò che fece fu utilizzare il tratto distintivo dei grandi imprenditori. Prima convinse un negozio di computer ad ordinare alcuni dei suoi non-ancora-esistenti Apple Computer, con pagamento alla consegna. Poi convinse un fornitore di componenti a vendergli i pezzi di cui aveva bisogno e gli mostro l’ordine di acquisto appena ottenuto per dimostrare che sarebbe stato in grado di pagarli. Jobs ed un piccolo team lavorarono quindi in un garage per costruire il loro primo computer, che consegnarono in tempo traendone un buon profitto. La Apple è nata proprio in questo modo: dal nulla.

Mentre fate tutto questo, dovete barcamenarvi fra mettere in piedi l’azienda perfetta (idealismo) e continuare a pagare le bollette (realismo). L’assenza di uno dei due alla fine rischierà di uccidervi.

Non crescete troppo velocemente. Non provate a diventare una grande azienda troppo presto. Iniziate spendendo, e assumendo, molto lentamente. Non perdete troppo tempo a scrivere vision, mission e documenti “politici”. Restate piccoli e agili, concentratevi a produrre e vendere, ci sarà tempo per strutturare un ufficio delle risorse umane.

Non sorprendetevi se da li a poco dovrete stravolgere completamente la vostra azienda. Sono poche le attività che sopravvivono senza terremoti al primo contatto con i clienti. Provate semmai a non farlo più di una volta, non è una cosa particolarmente profittevole.

Sopravvivete abbastanza a lungo e reinvestite i vostri primi successi.

Rendetela indipendente da voi stessi

Molte piccole aziende non sono mai riuscite, e mai riusciranno, a compiere questo passaggio.

Fino ad oggi, vi siete messi in proprio e siete diventati imprenditori ma la vostra magica macchina dei soldi è composta da almeno una componente insostituibile: voi. Se prima facevate l’account, ora fate il capo di tutti gli account. Se prima facevate il programmatore, adesso siete a capo del reparto di sviluppo e probabilmente sarete il migliore fra i programmatori. Qualsiasi cosa voi facciate, è probabile che continuerete a sentirvi essenziali e costantemente sommersi di lavoro.

Adesso viene il difficile: è necessario che voi riusciate a rendere voi stessi ridondanti. In altre parole, la vostra azienda ha bisogno di poter sopravvivere anche senza di voi. Il vostro tempo va speso lavorando al vostro business, non per il vostro business. Altrimenti sarete un lavoratore autonomo con degli assistenti; né più né meno.

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Alcuni business non posso sfuggire a questa trappola. Se ciò che rende grande la vostra azienda siete voi, e fino a quando non riuscirete a tirarvi fuori dal vostro stesso business model, non potrete crescere.

McDonalds ha costruito un modello di business capace di funzionare anche se a lavorare sono quasi esclusivamente risorse senza alcuna esperienza né abilità rilevanti. E’ il processo che hanno strutturato a fare tutto il lavoro: la cottura di ogni hamburger è efficiente ed uguale a tutti gli altri hamburger perché nulla è lasciato al caso, ed il brand McDonalds è così forte che le persone fanno la fila in tutto il mondo per pranzare li. La vostra azienda può essere completamente differente, ma dovrà essere ugualmente robusta.

Se riuscite in questa missione, allora avrete in mano qualcosa di realmente auto-sostenibile. Potrete guadagnare un ottimo stipendio anche senza andare a lavoro. Avrete molto tempo libero per lavorare al vostro business e migliorarlo continuamente. Adesso, per conquistare il mondo, dovrete solo scalare.

Scala

L’ultimo passo è un po’ come giocare a Chi vuol essere milionario. Ogni risposta giusta raddoppierà il vostro montepremi, ma se sbagliate tornate dritti a casa.

Non fate l’errore di pensare che una grande azienda sia come un’azienda piccola ma più grande. Con la crescita di un’azienda le regole e la cultura aziendale cambiano completamente. Potrebbe succedere che la vostra azienda, ad un certo punto, smetterà anche di piacervi. Se raggiungerete questo limite, avrete diverse opzioni: pagare per ottenere un aiuto esterno, vendere o giocare al raddoppio e vedere cosa succede.

Ricordate che nessun business può crescere per sempre e che molti settori sono più efficienti solo con una dimensione specifica. E’ facile trovare 2 idraulici che lavorano assieme mentre è quasi impossibile costruire un’azienda composta da 1.000 idraulici. Scoprite in anticipo il limite del vostro settore. Il software è ad esempio una categoria che scala benissimo, che è anche il motivo per cui in giro ci sono così tanti giovani miliardari.

Per finire

Non è mai stato semplice avviare un’azienda e diventare imprenditore. Potete creare una prodotto virale nel dormitorio della vostra università, senza registrare alcun brevetto, e questo è stato sufficiente per Facebook.

Pensiamo che l’imprenditorialità sia una sorta di gioco d’azzardo per illuminati. L’abilità e la tenacia sono fondamentali, ma anche la fortuna gioca un ruolo importante. Fino a quando riuscirete a rialzarvi dopo una caduta grazie alla vostra resilienza, continuerete a provare soluzioni differenti e ad imparare. Le probabilità sono a vostro favore. Dovete solo avere il coraggio di dargli una possibilità.

IL BUON MANAGER SI VEDE NEL MOMENTO DEL RELAX

BLEND | Agenzia di comunicazione, Manager

C’è un brano musicale che dovrebbe avere all’incirca 60 anni, scritto da John Cage, musicista eclettico e per certi versi poco disposto a farsi costringere nei canoni della musica tradizionale, che si chiama 4’33”. Il brano, scritto per qualsiasi strumento, costringe il musicista a non suonare e dunque a prestare attenzione a tutti i suoni circostanti.

Noi lo interpretiamo come una forma di allontanamento da sé e di richiamo all’attenzione verso l’esterno: rumori, fruscii, risatine, bacchette, calpestii. Un foglio che cade, un colpo di tosse. C’erano anche prima, ma adesso li ascolti.

John Cage usa la pausa per fermare il momento. Per concedere meno attenzione a se stesso e a ciò che si sta facendo (che nel caso di un direttore d’orchestra si tratta di interrompere l’attività più importante:  l’esecuzione di una sinfonia), per prestarla altrove.

Viviamo una tradizione di manager super-impegnati sostenuti da scuse da scolaretto che vanno dal “dottore è in riunione” a “risentiamoci fra 3 mesi, adesso siamo sotto budget” sono lo specchio di un management molto concentrato su di sè, su obbiettivi sempre più personali e sempre meno aziendali più o meno chiari, attenti a dimostrare e sempre meno a ragionare, confrontare, relazionare. Sono quelli che continuano a guardare il computer quando sei di fronte a loro a spiegargli qualcosa di profondamente importante per te, mentre loro fanno “sì sì” con la testa.

E questo fa male all’azienda, come dimostra l’intervento di Stefan Sagmeister, designer e titolare di uno degli studi più creativi di New York a un TedX del 2009 dove si afferma, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che non è stando asserragliati in ufficio che si diventa più produttivi, ma bensì conoscendo persone e temi nuovi e respirando aria diversa.

Ogni 7 anni Sagmeister chiude lo studio e si dedica ad un anno sabbatico dove viaggia alla ricerca di nuove ispirazioni, di nuove conoscenze, di nuove relazioni da far confluire nel suo lavoro, importando così nuove tendenze, attitudini, esperienze.

Elementare, considerando le tendenze di tante aziende che negli ultimi anni teorizzano l’home office, l’auto-certificazione delle presenze o l’orario flessibile, l’equilibrio fra vita familiare e benessere aziendale.

Complesso, considerando certi imprenditori che devono avere “sotto controllo” i propri dipendenti anche nei casi di figure professionali che potrebbero tranquillamente collaborare da casa una parte del loro tempo aumentando efficacia ed efficienza (è statistico che da casa si tenda a lavorare quasi il doppio rispetto all’ufficio) e diminuendo costi e spazi.

Sebbene tirando un po’ di acqua al proprio (business) mulino, Expedia.it,  realizzò due anni fa uno spot pubblicitario molto azzeccato, dove Alex, bruttino, dall’aspetto generoso e con il nodo di cravatta fatto male, ride e socializza con il suo capo raccontando che i Bulgari scuotono la testa per dire sì e la chinano per dire no (“perché lui è appena stato in Bulgaria“), mentre il diligente “povero Christian”, vestito tutto in tiro, con in mano il suo caffè americano rosica nel vedere la scena. (“Lui che probabilmente ha passato le ferie in ufficio”).

I Christian devono sparire. Gente che risponde alle mail a mezzanotte o perennemente connessi per dimostrare attaccamento all’azienda e efficienza 24/24 non servono più a nessuno, nè mai sono serviti. Alimentano una catena di (im)produttività che esalta attività inutili generate di proposito in orari presidiati da nessuno (mail e ordini che verranno comunque lette ed eseguiti almeno 9 ore dopo) dove invece è più utile dedicarsi ad attività che ossigenino il cervello, alimentino la curiosità, stabilizzino la vita affettiva e familiare permettendo maggiore serenità sul posto di lavoro.

Non c’è niente di più noioso, inutile e dannoso di un capo o un collega che a pranzo non abbia altri argomenti che i clienti, il budget, il business e le battute sulle colleghe. Niente è più imbarazzante di un interlocutore senza interessi, senza un libro da scambiare, un film di cui discutere, un Paese da suggerire per il prossimo viaggio.

Si dice che il business spesso si fa a tavola, ma devi aver qualcosa di cui parlare. Forse è per questo che certi business-men si sono spostati sui campi da golf o nelle palestre. Stressati  dagli impegni mal gestiti e frustrati dalla totale mancanza di creatività, si finisce per confondere i valori aziendali con i propri interessi. E spesso le due cose non coincidono.

Noi stacchiamo.

Abbiamo dato una regola ai nostri consulenti: 40 giorni d’estate e 15 d’inverno ci fermiamo! Perché durante l’anno i clienti non possono aspettare e quindi maciniamo 80.000 chilometri in macchina e 20.000 in treno. Perché durante l’anno ci alziamo troppo presto e andiamo a letto troppo tardi. Perché durante l’anno facciamo fatica a leggere libri. Perché durante l’anno abbiamo poco tempo per la famiglia, gli amici di una vita, la scrittura, la chitarra, le playlist sull’Ipod, le passioni.

Stacchiamo perché vogliamo avere qualche argomento in più da condividere durante i nostri pranzi, le nostre cene che sia un viaggio, un aneddoto, o anche solo qualche titolo di libro fra le decine che d’inverno compriamo e che affollano il nostro comodino impolverati in attesa dell’estate.

Vivete meglio, produrrete di più!

DISCUSSIONI ONLINE SULL’INCI: Qual è L’impatto sui Beauty Brand?

BLEND | Inci e cosmetici naturaliOltre 3.000 prodotti cosmetici e 30 brand: questa mole importante di dati (e informazioni) è stata oggetto della nostra ultima analisi, che esplora l’universo online del beauty e ha come focus le discussioni sull’INCI.

L’INCI, la denominazione internazionale che indica gli ingredienti presenti all’interno dei prodotti cosmetici, è uno dei topic più discussi online ed è per i consumatori un valido indicatore della qualità dei prodotti. L’attenzione delle persone verso il consumo consapevole e il benessere individuale cresce sempre di più anche nel settore della cosmesi, e le scelte d’acquisto e dei brand sono notevolmente influenzate da questi.

I risultati di questa analisi sono inaspettati e molto interessanti: uno degli insight emersi riguarda il prezzo dei prodotti beauty di fascia medio-alta, la cui superiorità rispetto ai prodotti di altre categorie non sembra giustificata, se essi vengono valutati sulla base della composizione dell’INCI.

Siamo stati fortemente incuriositi dal modo in cui le persone valutano online i prodotti in base all’INCI e abbiamo condotto questo studio quantitativo di brand reputation all’interno di un forum molto popolare, per rilevare l’impatto che le informazioni pubblicate dagli utenti hanno sulle scelte di acquisto e sulla percezione dei brand.

SCOPRI LA NOSTRA ANALISI

7 CONSIGLI PER RENDERE COSTRUTTIVO IL TUO BUSINESS SOTTO L’OMBRELLONE

BLEND | Agenzia di comunicazione Roma

“Domani chiudo tutto, vado in ferie!”

“Ma come? Davvero?”

“Certo! È estate anche per me!”

Estate, appunto. Troppo spesso sinonimo non corretto di vacanza. Tanti negozi, tante piccole e medie imprese, preferiscono chiudere i battenti durate la stagione estiva. Mettere tutto da parte e ricominciare a settembre ad interfacciarsi con tutti i problemi derivanti dal gestire un’attività.

Ma c’è modo e modo, di chiudere. C’è modo e modo, di mettere tutto da parte. Proviamo infatti a guardare all’estate come ad un momento di costruttività; non necessariamente un momento di rinascita e cambiamenti radicali, bensì semplicemente un momento in cui sfruttare e creare nuove opportunità, riorganizzarsi ed essere pronti a decollare nuovamente il prima possibile.

Ecco dunque i sette stimolanti consigli della agenzia di comunicazione Blend, per mantenere sul pezzo la tua attività anche durante le vacanze estive, per ripartire al meglio ed essere sempre un passo avanti!

1 – Pensa ad una nuova offerta

Sole, mare, relax. Un mix perfetto per abbandonare completamente il lavoro. Ma anche per sgombrare la mente e liberare il proprio spirito creativo. Quale momento migliore di un cocktail a bordo piscina per pensare a nuove idee, a miglioramenti della propria offerta ed a proposte outside the box? Non lasciarti ingannare, le idee migliori arrivano quando meno ci si pensa! Ma poi, vanno messe in pratica!

2 – Fai qualche ricerca sul campo

Della Thailandia mi ricordo molte cose, una in particolare: le creme solari. Non so quanti di voi siano riusciti a trovarne una. Il motivo, apparentemente inspiegabile, è molto semplice: tendenzialmente agli orientali non piace abbronzarsi, preferiscono mantenere il loro colorito naturale. Motivo per cui, le creme abbronzanti si trovano a fatica. L’osservazione continua, soprattutto quando è disinteressata, ovvero non imposta da esigenze lavorative, è ancora più efficace. Allo stesso modo la ricerca sul campo può dare ottimi ed inaspettati risultati anche d’estate!

3 – Aggiorna il tuo Marketing Plan (perché ne hai uno, vero?)

Sfortunatamente un marketing plan non è per sempre, c’è poco da fare. Va rifinito, controllato, modificato e, soprattutto, aggiornato periodicamente. Quale momento migliore dell’estate, fulcro di nuove tendenze alle porte di un nuovo ciclo di attività? È questo il momento per rivedere la propria strategia ove necessario e pianificare implementazioni di medio-lungo periodo! Non sai come fare? Richiedi supporto ad una agenzia di comunicazione e marketing!

4 – Migliora il tuo sito web

Se fino a poco tempo fa hai potuto esimerti dal farlo, adesso non hai davvero più scusanti. I numeri parlano chiaro: non solo quasi tutta la fase di informazione pre-acquisto si svolge oramai prevalentemente su internet, ma sempre più anche il momento stesso dell’acquisto viene vissuto con supporti digitali. Il tuo sito web non è più solamente una vetrina del tuo business reale sul mondo digitale, ma è (dovrebbe essere) un continuo supporto decisionale per i tuoi clienti. Il portale è user-friendly? Le immagini sono chiare e divertenti? Vi è uno storytelling alla base? E, soprattutto, ci sono tutti i contenuti necessari? Ti consigliamo di rivolgerti ad una agenzia di comunicazione o ad una web agency per un supporto dedicato!

5 – Attenzione ai Social Media!

In modo complementare, la presenza su tutti (e ripeto, tutti!) i social media è fondamentale. Avere pagine seguite su Instagram a Facebook permette non solo di aumentare giornalmente il traffico sul proprio web-site (e quindi aumentare indirettamente le possibilità di vendita), ma soprattutto di aumentare la propria esposizione e la propria awareness.

6 – Lavora sui contenuti

Sito web e social media sono niente senza gli appropriati contenuti. L’offerta deve essere chiara ed entusiasmante, ma deve anche essere raccontata nel modo giusto. La costruzione di una reputazione online e l’aumento dell’engagement con i propri clienti sono i risultati cui si deve ambire: aumentare i punti di contatto, aiutare il cliente con più offerte complementari e renderlo partecipe quotidianamente sono degli ottimi punti di partenza! La maggior parte delle PMI si rivolgono ad una agenzia di comunicazione specializzata per la gestione completa delle social activities.

7 – Portati avanti col lavoro

Hai perfettamente ragione, sei in ferie. Ma mi duole avvertirti che tra troppo poco saranno finite. Perché dunque non portarsi avanti? Una lista delle cose più importanti da fare una volta arrivato settembre, cominciare a dare un’occhiata a quel gioiello che tua moglie voleva tanto (in fondo Natale non è così lontano) ed altre piccole anticipazioni potrebbero salvarti quando sarai sommerso dal lavoro!

Come costruire un brand online. I consigli dell’agenzia di comunicazione Blend!

Agenzia di comunicazione a Roma, Parigi, Londra, New York e Shanghai. Oltre 10 anni di esperienza nel settore della comunicazione e marketing e nel supporto alle start up. Centinaia di clienti ed oltre 10 start up l’anno a cui offre finanziamenti in servizi e tutoring per riuscire nell’impresa.

BLEND AGENCY | agenzia di comunicazione: costruire un brand online!
Costruire un brand online costa!

Costa in termini economici, di tempo, di impegno e di rischi. Quindi, meglio preparare un progetto che consenta di valutare tutti gli aspetti dell’operazione.

Il brand online deve nascere offline!

Costruire un brand online significa costruirlo offline e renderlo visibile online dopo aver creato una storia intorno a quel nome. Una storia che deve avere uno story-board (una sceneggiatura), degli attori, degli spettatori e dei fatti noti.

Ecco perché il semplice mettere link non basta. Se non c’è una storia che li colleghi, restano semplici link.

Scegliere il nome per il brand online!

Il nome da scegliere per il brand online deve essere semplice da ricordare se vogliamo che diventi noto: facile da ricordare e da scrivere, altrimenti diverrà più difficile il lavoro per renderlo visibile in tutte le sue forme. Il nome scelto deve essere, se possibile, una parola non esistente nei vocabolari più comuni, che venga cercata subito sui motori di ricerca come cosa nuova, come fonte di novità.

Due o tre sessioni di brainstorming nella fase di scelta di un marchio, sono fondamentali. Spesso un marchio non ha successo perché è il risultato dell’elaborazione mentale di una sola persona, cosa sempre negativa in questi contesti.

Una volta che il brand è nato è molto importante che sia riconoscibile. Una buona visibilità del brand online conferisce credibilità alla tua attività e i tuoi clienti saranno molto più disponibili a acquistare i tuoi servizi e prodotti.
Ecco alcuni modi efficaci che puoi usare come leva per il marketing del tuo brand online.

Cos’è il buzz monitoring?
È l’analisi qualitativa delle attività che svolgi sui Social Media. Si parte dall’ascolto di ciò che gli utenti dicono di te su Social, blog e forum. Poi si esaminano i competitor, come comunicano online. Il tutto senza dimenticare di analizzare costantemente le proprie performance. A partire da questi dati quindi si creano strategie per andare incontro alle esigenze degli utenti e del mercato di riferimento e soprattutto per costruire la propria brand reputation (che sia online o meno). Attenzione però: il monitoring deve essere un’attività costante. Solo così infatti può condurre ad un’ottimizzazione delle strategie messe in campo.

Perché è importante?
Monitorare ciò che gli utenti dicono di te sul Web è utile per diversi motivi:
1) serve per capire se le tue attività digitali stanno avendo successo o meno. Insomma, se stai perdendo tempo e soldi in un’attività che non ha alcun ritorno.
2) Perché ti aiuta a posizionare il tuo brand.
3) Perché ti permette di capire il tuo cliente, stabilire con lui una relazione, conoscere i suoi bisogni e prevedere e gestire eventuali criticità.

Come si fa?
Esistono strumenti interni a ogni social che permettono di avere una visione dell’utilità delle tue attività (es. Facebook Insight e gli analytics di Twitter e LinkedIn). Ma ci sono anche tool esterni (ad esempio https://www.brandwatch.com)che ad esempio ti mostra, attraverso una ricerca per parole chiave, quello che gli utenti dicono su di te, non solo sui Social, ma anche su forum e blog.

Come si costruisce un’identità online?
Rispettando alcuni requisiti fondamentali.
1) Coerenza. L’immagine che deve venir fuori è quella di una persona o brand con una visione del mondo coerente, molto spesso invece aziende e professionisti usano i Social in modo superficiale, generando confusione.
2) Trasparenza. È la logica del Web, offrire contenuti utili, innovativi e reali in grado di far conoscere il backstage del tuo brand.
3) Pazienza. Il mondo digitale è un’opportunità, non una magia! Come in ogni cosa, per avere risultati serve tempo. E’ impensabile costruire strategie o progetti in grado di fornire risultati reali dalla sera alla mattina.
4) No all’onnipresenza. Sbagliato spalmarsi su 20 social e starci male, meglio essere su pochi e gestirli bene creando valore.

Cosa fare e non fare per chi vuole affermare la propria immagine sul Web?
Tre cose da fare:
1) Condividere contenuti di valore.
2) Aggiornare i propri canali.
3) Trovare il tempo e pianificare.

Tre cose cose da non fare:
1) Non mescolare i linguaggi, ogni Social ha il suo linguaggio specifico, per cui no ai software che condividono uno stesso post su più Social. La sensazione da fuori è che si sia troppo pigri per dedicare tempo sufficiente a ciascuno: allora perché dovrei dedicarti attenzione?
2) Non usare eccessivamente tag e mention, così stai spammando e rischi di infastidire le persone coinvolte nel dialogo sui social e rischi di non dare il giusto valore agli utenti che menzioni.
3) Non rispondere ai commenti negativi. Succede spesso che persone e aziende abbiano paura di mostrare commenti o post “negativi” sul loro conto. Nulla di più sbagliato! E’ fondamenta invece renderli visibili ed argomentarli per chiarire la situazione ed il proprio punto di vista. Questo garantirà serietà e fiducia agli occhi dei vostri Clienti.

INSTAGRAM: DOPO IL NUOVO LOOK, CON “STORIES” COPIA SNAPCHAT

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Se non puoi comprarlo, costruiscitelo in casa. E la variabile più importante è la casa: Instagram. Facebook ha scelto la (sua) applicazione di fotografie per sferrare l’attacco definitivo a Snapchat. Il signor 2 miliardi di dollari di profitti trimestrali — Mark Zuckerberg — ha tentato più di una volta senza successo di acquistare l’iconcina da 150 milioni di utenti attivi al giorno. A inizio luglio le ha tirato la prima stoccata con l’introduzione dei messaggi a scomparsa su Messenger. Adesso ha calato la carta con cui spera di non perdere l’affezione dell’utenza più giovane: nelle prossime settimane, chi aggiornerà Instagram per iOs e Android sarà in grado di creare e visualizzare le «Stories». «Il modo migliore per condividere i momenti salienti della tua vita», ha commentato  il fondatore Kevin Systrom. A TechCrunch, Systrom ha ammesso  che la paternità del formato è di Snapchat: «Il merito è loro».

Il social del fantasmino è infatti famoso per le sue “stories”, ovvero una serie di foto o video inserite in una raccolta che dura 24 ore per poi scomparire.Nel presentare la nuova funzione, il team Instagram sottolinea questo aspetto come fosse una sorta di elemento in grado di “rilassare” l’approccio al social network: “con Instagram Stories, non devi preoccuparti di pubblicare troppo. Puoi condividere tranquillamente tutto ciò che vuoi durante la giornata, dando libero sfogo alla tua creatività”. E questo perché, semplicemente, questa attività non lascia traccia: dopo 24 ore i video e le immagini scompaiono, esattamente come accade con Snapchat. Se l’utente non sceglie di salvarli e condividerli in altro modo, insomma, sono destinati a rapido oblìo, il che deresponsabilizza l’utente nei confronti del contenuto e della forma: non lasciando traccia, i video non lasciano strascichi e rappresentano soltanto una sorta di appunto quotidiano del proprio vissuto.

La scelta di Instagram, come detto, è interessante. Nonostante il costante mutamento delle abitudini social da una generazione all’altra, Facebook continua a crescere fra i 18-24enni (come ha recentemente sottolineato Bloomberg). A subire la concorrenza di Snapchat è invece l’iconcina fotografica da 500 milioni di utenti al mese e 300 milioni al giorno: un sondaggio di Piper Jaffray ha evidenziato come dalla primavera del 2016 il 28% dei più giovani veda Snapchat come il più importante social network. A citare l’app acquistata da Facebook nel 2012 è il 27%. Un punto percentuale che, aggiunto a previsioni come quella di Jefferies relativa a un impatto di Snapchat compreso fra il 3 e il 9% sugli utili di Facebook nel giro di due anni, giustifica ampiamente la novità odierna. L’app gialla piace, e indipendentemente da quale sarà il suo percorso ha già cambiato il modo di comunicare. Anche su Instagram.

Una strategia per rilevare il fantasmino o “cruda” concorrenza aziendale?

Tutto quello che dovrebbe sapere una Startup per aprire all’estero

Andare a lavorare all’estero non significa solo cercare un posto di lavoro, ma in moltissimi casi, crearlo. Stiamo assistendo, ad esempio, al fenomeno di delocalizzazione delle startup: i giovani imprenditori italiani con idee vincenti si trasferiscono all’estero per fondare le loro aziende.

I motivi? Sgravi fiscali, burocrazia semplificata, minor tassazione e una platea di imprenditori interessati ad investire in nuove idee.

I giovani startupper, insomma, preferiscono la Silicon Valley o le grandi capitali europee per fare business, ma la partenza non è così semplice. Si sa cosa si lascia ma non cosa si trova, anche in materia di comportamenti d’acquisto dei clienti.

Creare una startup all’estero: si può fare!

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Pronti, via! L’idea c’è, le capacità anche, serve solo decidere dove si vuole aprire la propria startup, se in Italia o all’estero.

Prima di tutto è necessario analizzare il panorama Italia, che negli ultimi anni sembra non essere più così chiuso nei confronti delle nuove idee. In fondo il Bel Paese è sempre stato la patria delle piccole realtà aziendali, ma se dopo la nostra analisi capiamo che l’Italia non fa per noi è giunto il momento di scegliere il Paese dove installarsi, fare seguito a tutti gli adempimenti burocratici necessari, cercare, con tanta pazienza, il tessuto economico, investitori e partner, che troviamo più adatti a noi, analizzare a fondo i competitors che potremmo trovare nel nuovo mondo e infine andare a scuola di inglese, lingua ufficiale e fondamentale per fare business all’estero.

Se tutta questa lista è stata spuntata, allora siamo pronti per dedicare del tempo a collocare la nostra startup, il nostro prodotto o servizio, nella rete economica locale.

È importante partire dalle abitudini del consumatore finale: parlare la stessa lingua e soddisfarne a pieno i bisogni, cambiare qualcosa della nostra identità se fosse necessario. La frase il cliente ha sempre ragione rimane un must in fatto di business.

Alcuni esempi, anche di grandi brand, ci fanno capire cosa significhi diventare parte integrante del nuovo sistema economico.

KFC, il celebre brand del pollo fritto, in Canada ha dovuto cambiare il suo nome in PFK (Poulet Frit Kentucky) per parlare la lingua del proprio consumatore finale. Un piccolo cambiamento per un grande obiettivo, essere compreso e riconosciuto dal cliente.

Secondo caso è quello di Molson Coors’, un brand di birra artigianale, che ha deciso di lanciare in USA e in Canada il suo prodotto con due nomi diversi, Blue Moon e Belgian Moon, in quanto nel secondo Stato la percezione che la birra fosse belga e quindi artigiana aveva un certo appeal.

Libera circolazione di startup, in arrivo fondi e bandi per fare startup in Europa

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Le istituzioni italiane ed europee hanno ormai smesso di stare solo a guardare, ma, attraverso iniziative di rilancio e bandi d’investimento, vogliono supportare chi decide di fare startup sul territorio europeo.

Per quanto riguarda il Bel Paese è nato quest’anno il progetto InnovAzione – Assistenza allo Sviluppo Internazionale di startup innovative. Un’iniziativa voluta da Assocamerestero, Camere di Commercio italiane all’estero in collaborazione con ICE-Agenzia con il sostegno del Ministero dello Sviluppo Economico, dedicata alla promozione all’estero e internazionalizzazione delle imprese italiane. Grazie a questo progetto è stato indetto un bando per gli incubatori sul territorio italiano a candidare le loro startup più meritevoli da inserire nel programma di apertura verso l’estero.

In Europa, invece, i giochi riguardano veri e propri finanziamenti, oltre che servizi ed informazioni utili, per le startup che vogliono aprire all’estero. Un settore, in particolare, viene indicato come quello più adatto a ricevere tali fondi: il comparto ICT, in cui la domanda di professionisti e competenze è in continua crescita, ma il numero di laureati in informatica in drastica diminuzione.

Il ruolo dell’Unione Europea rimane comunque molto attivo grazie a servizi come quello per trovare collaborazioni e fare reti di impresa. I programmi attivi sono: Fiware per le startup del web, un programma nell’ambito di Horizon 2020 rivolto alle piccole imprese, e Cosme o Eurostars, nati per aiutare le startup nella fase di ricerca e sviluppo.

5 strategie social che devi dimenticare!

Ci sono alcune tattiche e strategie usate nel social media marketing che non sono più efficaci come un tempo e che devono essere superate. Noi della Blend Agency ne abbiamo individuate cinque che abbiamo deciso di evidenziarti!

1 – Taggare l’influencer

Quando si intende condividere un post o retweettare un contenuto spesso si tende a taggare o citare l’autore e l’esperto che sono direttamente collegabili al testo. Questo accade perché vige la speranza che, chi di dovere, si accorga dell’accaduto e che il post venga ulteriormente condiviso.

In questo caso, non si fa altro che “togliere” visibilità a se stessi in funzione di qualcun altro e, soprattutto, si rende il contenuto meno utile per il pubblico.

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Cosa fare: pensare alla qualità e non alla quantità. Prima di citare qualcuno occorre chiedersi: “È un beneficio per i miei lettori?”, in fondo già condividendo si aggiunge valore all’influencer o al brand di turno.

Occorre, inoltre, tenere presente che non è mai adeguato taggare o citare tanti autori/persone: è difficile sentirsi speciali quando si è uno dei 20 influencer menzionati. Leggerne uno o due, d’altra parte, è molto più lusinghiero.

In più, è importante sfruttare anche “l’amore” che le persone hanno nel vedere il proprio nome su di un post, per esempio:

Meditare prima di un importante colloquio è importante per calmare i nervi.

Non avrà mai lo stesso effetto di:

Brian Smith, brillante allenatore della Super Squadra X (ed appassionato di  yoga), raccomanda la meditazione prima di un colloquio per calmare i nervi.

Se tu fossi Brian, quale contenuto condivideresti fra i due?

 

2 – Social Media Policy

Avere una policy rigida in azienda permette ai capi di avere la situazione degli impiegati sotto controllo. Occorre però tenere presente che l’impiegato medio ha un numero di  follower 10 volte superiore a quello del network dell’azienda e che il 90% dei suoi seguaci non conoscono il brand per il quale lavora. In più, il 92% delle persone si fida ciecamente di quello che gli amici raccomandano.

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Cosa fare: non c’è niente di male ad avere una policy social in azienda, anche perché è uno standard in molte aziende. Piuttosto che creare una policy per gli impiegati, però, bisognerebbe farla con i dipendenti. Lasciare più libertà significa dare più spazio alle idee e alla creatività, elementi essenziali per la crescita aziendale.

 

3 – Condivisione di testi ed immagini

Questi contenuti sono importanti, lo sappiamo, ma ciò che non può più essere ignorata è la componente video!

Guardare i video di un prodotto o di un’azienda risulta essere quattro volte più popolare rispetto a qualsiasi altro contenuto, ma poche aziende ancora adottano questa strategia.

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Cosa fare: assolutamente integrare i video nella strategia di content marketing, ricordando che devono essere creati in maniera personalizzata per ogni canale. Content is the king, ma anche il “channel” non scherza.

 

4 – Risposte automatiche

“Grazie per il tuo follow. Mi trovi anche su Twitter, LinkedIn, Facebook. In caso di necessità le uscite di sicurezza sono qui, lì, qua.”

Ormai, all’ordine del giorno. Consapevoli che l’educazione e l’informazione non sono mai abbastanza, si è costretti delle volte a cestinare direttamente il messaggio perché troppo anonimo.

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Cosa fare: tenere presente che essere sui social vuol dire avere un’interazione costante  e significativa con i propri seguaci. Dare un tocco di esclusività ai tuoi messaggi coinvolge di più l’utente che seguirà con maggiore interesse la tua pagina o il tuo profilo.

È una strategia che richiede sicuramente più tempo e più energie ma che, alla lunga, darà maggiori risultati. Immaginate la relazione con un follower come quella con il  partner: non è forse un meccanismo lento e quotidiano quello che poi ti incastrerà per tutta la vita? Bene, le migliori relazioni social sono date dal tempo e dalla qualità.

 

5 – “Puoi condividere per favore?”

La fatidica domanda, prima o poi, arriva. Quando si è in amicizia, anche se controvoglia, lo sforzo si fa. Ma quando si è tra conoscenti, questo tipo di richiesta non fa altro che suscitare imbarazzo e sorpresa.

Condividere un contenuto vuol dire essere in linea con il pensiero, l’idea, l’autore, l’azienda, la strategia: insomma, in qualche modo, se si condivide qualcosa, a meno che non si specifica diversamente, vuol dire che si è d’accordo con quanto pubblicato.

Ma quando il tuo capo ti chiede, per conto di un’altra azienda, di condividere il suo articolo sulla vendita delle pellicce e tu hai appena preso parte al movimento animalista, come si fa?

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Cosa fare: se un contenuto è di qualità, è utile, è apprezzato, sarà comunque virale. Con questo non si intende che sarà premiato come il migliore di tutti i tempi, ma sarà comunque rimbalzato di bacheca in bacheca.

Ebbene, una foto di Vin Diesel con la figlia ha collezionato 8,1 milioni di interazioni (diventando così il quinto post più popolare di Facebook del 2015 ), grazie all’emozione positiva generata. Al contempo, forti emozioni negative possono avere lo stesso effetto: questa campagna di marketing, per esempio, “Choose Beautiful” che ha puntato il riflettore sulla bassa autostima delle persone, ha avuto un impatto social molto forte.

Se volete saperne di più, non esitate a contattarci per una prima consulenza gratuita!

Come trovare nuovi clienti e vendere di più!

Come trovare nuovi clienti?

Come si fa a trovare nuovi clienti e vendere di più in periodo di crisi? 

Quante volte si sente dire che oggi “non si vende più” , che la gente non ha soldi da spendere e che i mercati sono fermi?

E’ diventato da anni il “tormentone” più pronunciato da imprenditori, commercianti, venditori e liberi professionisti. Di certo non è uno dei momenti migliori da un punto di vista economico e finanziario, ma è sbagliato dire che non si vende più.

Oggi è più difficile vendere per via di una concorrenza crescente, per la maggior sensibilità al prezzo ma anche perchè i consumatori sono più attenti, più informati e più difficili da influenzare.

Oggi bisogna sempre lavorare per dare “maggiore valore aggiunto REALE” ai propri clienti.

Non è più sufficiente fare buoni prodotti a un prezzo buono.

Bisogna fare la differenza. Non è sufficiente soddisfare i clienti, bisogna “deliziarli” e stupirli e offrire loro una “esperienza” superiore alle loro aspettative.

La gente non compra prodotti o servizi ma ciò che quei prodotti o servizi possono fare per loro. Oggi proponiamo questo articolo davvero molto interessante sui 5 grandi segreti per vendere.

5 Mosse Infallibili per Vendere di Più

1) Il cliente “compra” prima voi e dopo i vostri prodotti
Prima di tutto ci si vende, la gente prima di acquistare il vostro prodotto o servizio, deve comprare voi. Cosa si dice, come lo si dice, come ci si presenta e soprattutto come ci si sente. Vedere significa anche far sentire il cliente importante, sicuro e rilassato.
Per questo è necessario investire su se stessi. L’aspetto conta molto nel mondo delle vendite, perché voi inizierete a vendere ancor prima di aprire la bocca. E successivamente, parlando con il cliente continuerete a vendere la vostra immagine.
Siate chiari quando parlate, se parlate in modo semplice, chiaro e sicuro darete l’immagine di un professionista.
Non parlate al cliente, ma conversate con lui. Non lasciatevi andare in lunghi monologhi, cercate il dialogo.
Fate la vostra presentazione, ma il protagonista della vostra storia dovrà essere sempre il cliente, non voi o la vostra vendita.

2) Saper ascoltare attivamente è la caratteristica vincente dei venditori di successo
L’ascolto è una delle cose che molte persone cercano, anche inconsapevolmente, molti cercano qualcuno pronto ad ascoltare ed a farlo sentire importante.
Prima di parlare aspetta un secondo, un secondo è poco, ma indica alla persona con cui stai parlando che hai prestato attenzione a quello che ha detto.
Ascoltate le parole, ma usate i vostri occhi. Notate il linguaggio del corpo di chi sta parlando, qual è il suo atteggiamento? È rilassato, ansioso, sicuro?
Guardate il vostro interlocutore negli occhi. Dovete cercare di stabilire un rapporto con il cliente. Tuttavia, non potete farlo se mentre lui vi parla voi guardate il monitor di un computer o qualcos’altro. È necessario guardare negli occhi chi vi parla.

3) Evitare di “parlarsi addosso”
Per fare una buona presentazione di un prodotto o di un servizio sarà necessario scrivere un discorso completo, poi tagliare a metà la presentazione lasciando solo la parte più “forte”. Solitamente si dicono molte cose non necessarie che al cliente non interessano e spesso lo annoiano. Affermare i fatti e mettere sempre il cliente al centro della presentazione. Non parlate più del necessario!
Attenti alle battute, se le fate, fatele su voi stessi. In questo modo eviterete di offendere qualcuno e contribuirete a stabilire una connessione con il cliente.
Se nella vostra presentazione utilizzate PowerPoint assicuratevi che le slides che visualizzerete siano appropriate alla presentazione di vendita. Se raccontate una storia o volete emozionare il cliente con l’immaginazione evitate di visualizzare slides con numeri razionali, grafici e percentuali.

4) La vendita è emozione
Oggi il cliente ha sostituito i bisogni primari di cibo, riparo e vestiti con due grandi desideri: sentirsi apprezzato e rispettato. In altre parole, sentirsi importante. Questa è la chiave della vendita.
Comincia dal nome. Dovrete prestare molta attenzione al nome del cliente. Scriverlo in modo sbagliato o peggio chiamarlo con un altro nome, dimostrerete che non gli date importanza. È proprio il nome di ciascuno di noi, se usato correttamente, una delle espressioni più utili nella vendita.
Andare al cuore della questione. Ricordate, la gente compra la certezza di non dover preoccuparsi dell’acquisto, la certezza che quello che compra gli offre qualcosa che lo farà star meglio e non gli dia problemi. In altre parole la gente compra il comfort. Quello che dovrete vendere è il comfort.
Durante la conversazione, lodate gli altri, lodate il vostro cliente, ma mai voi stessi o il vostro prodotto. Durante la trattativa il cliente pensa solo a se stesso, a cosa significa l’acquisto per lui, a come lo farà stare quell’oggetto, quali benefici gli darà.
Durante la trattativa, utilizzate sempre le buone maniere: “grazie”, “nome del cliente”, e “saluto ai familiari” sono le migliori armi per avviare o per concludere una trattativa.

5) Farlo sentire importante
Buona regola del business è “se non si arriva 5 minuti prima, si è già in ritardo”. Puntualità è dire al cliente “tu sei importante per me”, la puntualità dimostra che siete affidabili e prevedibili. Se i vostri clienti si fideranno di voi, aumenterà il valore percepito dei vostri prodotti.
Essere metodici in termini di orari, abitudini e comportamenti. La gente deve sapere con chi sta trattando. Evitate di essere lunatici e cercate di evitare gli sbalzi di umore. Questo aumenta la sensazione di sicurezza e comfort percepita dal cliente.
Fornire aiuto ed assistenza ai venditori che collaborano con la vostra attività. Se avete del personale di vendita o dei collaboratori, interessatevi di loro. Aiutateli quando vi è possibile e coinvolgeteli direttamente nell’attività. Tutto ciò si rifletterà positivamente sulla vostra attività e sui vostri clienti. Un venditore che ha a cuore l’attività lavora meglio.

Conclusioni

Certo per alcune persone adottare queste semplici “misure” necessarie per vendere, può essere scomodo, ma vi assicuriamo che è l’unico modo per far crescere il business e per andare avanti nella vita!

Gli 8 segreti di: Come promuoversi Senza promuoversi!

Gli 8 segreti di: Come promuoversi Senza promuoversi!

Hi Guys, what’s up?

RENDI IL TUO PRODOTTO LEGENDARIO

Le aziende come Facebook sono arrivate sul mercato con un prodotto talmente straordinario e di semplice usabilità che è andato subito virale. Infatti il social network era superiore alla concorrenza quasi da subito ed era un prodotto che tutti necessitavano per e-socializzare / e-condividere / e-rincontrare. Ovviamente Facebook è Facebook. Se non avesse avuto un prodotto cosi fuori dal comune avrebbe dovuto usare tutte le restanti strategie di marketing per riuscire ad imporsi sul mercato.

Puntare tutto sul prodotto è una strategia che puo’ funzionare se si è consapevoli che si vincerà.

Nel caso di un errore l’azienda scomparirebbe nel giro di una settimana, visto che non ha creato nel corso del tempo quello storico e quella fiducia nei suoi consumatori. Percio’ punta tutto sul prodotto se preferisci ma cerca in qualche maniera di avere le spalle coperte. O di avere un piano B!

USARE IL CONTENT MARKETING

Lo scopo del content marketing è proprio quello di fornire informazioni di valore senza disturbare.

Senza forzare la mano. Cerca di scoprire di che cosa hanno bisogno i tuoi potenziali clienti e cerca di creare un contento che li aiuti. E se hanno bisogno di altro aiuto ti fai pagare per un servizio premium.

Il content marketing richiede dedizione quotidiana. Ecco perché solo in pochi resistono nel corso del tempo.

Quei vittoriosi che rimangono ricevono la visibilità meritata.

Ed è una visibilità che ha basi solide che si chiama “reputation o dir si voglia brand reputation”.

Picasso nella sua vita aveva creato più di 40.000 opere.

Non potevano ignorarlo! E se tu in qualche maniera ti senti ignorato è perché qualcuno prima di te ha creato 40.000 opere nel tuo settore.

Ecco perché la tua decima opera viene ignorata. O la ventesima o la centesima.

Perché sei solo all’inizio!

CREA LA TUA VISION

Per visione non intendo quella cosa pomposa che trovi nei libri universitari sul management.

E che nella maggior parte delle volte non rispecchia per niente il brand.

Ad esempio…

“Sfidiamo costantemente i confini della tecnologia, dello stile e della sostenibilità, definendo nuove tendenze in tutto il mondo”

Secondo te di chi è questa visione? Chi ti viene in mente?

E’ quella della Pirelli che trovi sul loro sito web.

La Pirelli che definisce nuove tendenze in tutto il mondo?

Oppure che ne dici di questa…

“Noi di

[…] vogliamo migliorare la qualità della vita dei nostri clienti, salvando il loro potere d’acquisto e offrendo prodotti e servizi di alto livello a prezzi convenienti. Per fare questo assumiamo collaboratori professionali e appassionati, valorizzandone le capacità e impostando il nostro lavoro sulla fiducia e la condivisione, alla ricerca di un costante progresso.”

Chi ti viene in mente?

E’ quella della Auchan.`

Oppure questa…

“offrire un vasto assortimento di articoli d’arredamento belli e funzionali a prezzi così vantaggiosi da permettere al maggior numero possibile di persone di acquistarli.”

Chi ti viene in mente?

E’ la visione di Ikea.

E’ chiara e semplice?

C’era un famoso coach americano, Vince Lombardi che disse: Non è possibile essere aggressivi quando si è confusi. Intendeva dire che se i giocatori non sanno cosa fare, non possono vincere. Se non sanno cosa fare non possono fermare l’avversario con determinazione.

La semplicità nelle regole e nel gioco è fondamentale sia nello sport che nel business. E’ fondamentale essere semplici e chiari! 

AIUTA GLI INFLUENCERS

Nella vita reale tutti vogliono stare vicino alle persone famose per far credere agli altri che si è famosi a loro volta. Il selfie con il personaggio famoso da mostrare agli amici è diventata una norma. Questo ragionamento funziona anche sul web! Stando vicini agli influencers si puo’ far capire agli altri che si ha una certa influenza. Che si ha un certo status.

Aiuta gli altri perché ti piace e perché ne ricavi un guadagno. Come? Mettili in condizione di avere dei benefit dalla tua azienda, dal tuo prodotto, dal tuo servizio. Fagli conoscere il tuo valore aggiunto e la tua diversità! Apprezzeranno lo sforzo e ti ricambieranno con la giusta pubblicità.

FAI IL CONTRARIO DEGLI ALTRI

Se in 9 fanno una cosa, tu fai altro. Questo è il modo piu’ efficace per avere l’attenzione. Il classico esempio arriva dalla mucca viola di Seth Godin. La prima volta che vedi una mucca viola è interessante… ma quando vedi una serie di mucche viola allora diventano tutte noiose.

Se ti poni come mucca viola in mezzo a migliaia di mucche viola nessuno ti presterà attenzione. Ma se diventi una mucca gialla in mezzo alle mucche viola stai sicuro che verrai notato.

La paura di essere diversi dal gruppo è biologica in noi. Perché si rischia l’isolamento. Si rischia di essere derisi, aggrediti, espulsi per sempre.

Ecco perché solo in pochi osano uscire dalla massa.

CERCA DI ESSERE IL PRIMO

Chi è il primo che ha messo piede sulla Luna?

Armstrong!

Chi è il secondo?

Non hai idea vero?

Allora hai capito cosa intendo dire!

A nessuno importa chi è arrivato secondo (e come disse Briatore: i secondi sono i primi dei perdenti). Tutti vogliono conoscere il nome del primo. Del vincitore.

Chi arriva primo finisce sui giornali. Chi arriva primo ottiene la pubblicità gratuita. La fama e la ricchezza. Non importa quanto piccolo sia stato il vantaggio sul secondo. Per la società non importa. Vogliono tutti il numero uno!

Con questo non intendo scoprire l’acqua calda. Intendo dire che se non sei il numero uno nella tua categoria. Allora prova a cambiare categoria dove essere il numero uno.

NON ESSERE PREVEDIBILE

Alle persone piacciono le imprese prevedibili ma sono eccitate dalle imprese imprevedibili.

L’unica maniera per essere ricordati con certezza è di spezzare la monotonia che gira nell’aria. Dove tutte le imprese sono prevedibili e conservatrici. Paurose di fare cambiamenti per non perdere la clientela. Tu cerca l’avventura, innova! Cambia, mostrati imprevedibile e sarai ricordato come un raggio di luce tra le tenebre.

Con i tuoi prodotti o i tuoi servizi devi colpire quelle emozioni che gli altri non toccano!

USA LA TRASPARENZA

Il più grande centro commerciale per la casa, la Nebraska Furniture Mart è stato fondato da un emigrante russa Rose Blumkin. Rose non andò mai a scuola e perciò non sapeva nè leggere nè scrivere. L’unica cosa che sapeva era l’aritmetica, imparata da un amico. Con 500 dollari per iniziare ha creato un impero basandosi su di una semplice regola:

“Vendi a poco e cerca di dire sempre la verità”.

Se il mobile è di scarsa qualità, non nasconderlo. Dillo.

La sua trasparenza era tanto nota che quando Warren Buffett decise di comprare la Nebraska Furniture Mart non volle nemmeno fare un inventario. Quando la Blumkin gli chiese il perché, lui disse che si fidava più di lei che dei suoi contabili. E non è una cosa da poco considerando quanto poteva essere grosso l’inventario. Solo un piccolo errore poteva costare milioni.

RINGRAZIA

Scrivi una email di ringraziamento alle aziende con le quali collabori per l’ottimo prodotto/servizio che ti offrono. Se sul loro sito solitamente mettono i testimonial, autorizzali a pubblicare anche il tuo.

Scrivi un ringraziamento nei commenti sotto un articolo che hai appena letto. Ringrazia l’autore di un video su Youtube. Ringrazia chi ha fatto share/like dei tuoi contenuti sui social.

CONCLUSIONE

Il tuo brand deve rispecchiare la tua natura, la tua politica.

Se l’approccio aggressivo e spavaldo non è la tua indole, non c’è problema. Ci sono maniere alternative per promuovere il tuo business. Anche esse efficaci e forse migliori nel lungo periodo.

8 consigli per individuare la tua nicchia di mercato

8 consigli per individuare la tua nicchia di mercato

Hi Guys, what’s up?
L’equazione è semplicissima
: su Internet le persone cercano, non fanno “zapping” fra i siti, né si trovano a scorrere le pagine di un giornale o di una rivista. Su Internet siamo quasi sempre attivamente alla ricerca di qualcosa che ci interessa specificamente.

In questi ultimi anni, dopo aver capito che dipendere dalla pubblicità di Google non era una strada né affidabile, né sostenibile sulla lunga distanza, abbiamo sviluppato una nostra personalissima formula, una specie di percorso preciso, che scandisce i passi decisivi da fare per poter creare una realtà sostenibile su Internet.

Questa formula si chiama “La Formula di Sharewood” e racchiude al suo interno i cinque passi che abbiamo scoperto e verificato essere fondamentali per poter:

a) trovare e far crescere rapidamente il proprio pubblico

b) ottenere visibilità sui motori di ricerca e da altri siti web

c) entrare in dialogo con i propri lettori e fan

d) realizzare e vendere prodotti e servizi su misura per le loro esigenze.

COS’E’ UNA NICCHIA?

Una nicchia di mercato è rappresentata da tutte quelle persone che hanno uno specifico problema, interesse od esigenza indipendente dal loro status, età, background.

Trovare la nicchia significa intercettare una domanda precisa a cui rispondere, una richiesta che accomuna un gruppo di persone e a cui tu sei in grado di far fronte offrendo le tue competenze.

Ci piace, e pensiamo sia utile per descrivere con un’immagine immediata il concetto che vi stiamo illustrando, definire la nicchia con l’acronimo PIE, dove le iniziali indicano il Problema-Interesse-Esigenza che andrai a soddisfare con il tuo servizio di informazioni online.

PERCHE’ E’ COSì IMPORTANTE?

Esiste una grande differenza tra il marketing tradizionale dei mezzi di comunicazione, tipico di televisione e radio, in cui i messaggi pubblicitari sono spesso decontestualizzati e mirano a sparare nel mucchio, sperando che tra i tanti utenti in ascolto ve ne sia qualcuno interessato, ovvero qualcuno che in quel momento stia cercando proprio ciò che gli stai proponendo e che raggiungerà le sue orecchie o colpirà il suo sguardo tra una scena del film e l’altra o tra un brano musicale ed il successivo.

Su internet però le cose funzionano diversamente:

Su Internet, invece, il marketing è di tipo chirurgico. L’azienda non si mette più in mezzo al tuo cammino, cercando di attirare in tutti i modi la tua attenzione di utente passivo, ma sei tu – utente attivo – che poni delle richieste (sui motori di ricerca, sui social media, nei forum, ecc.) per trovare ciò che specificatamente ti interessa.”La bravura di un’azienda o di un piccolo imprenditore sul Web, dev’essere quindi quella di farsi trovare, di essere disponibile quando gli utenti cercano qualcosa. Tu devi essere lì, presente con i tuoi contenuti, il tuo prodotto o i tuoi servizi quando ti viene richiesto e non essere SEMPRE davanti gli occhi delle persone.

Questo è il ragionamento che sta alla base del concetto di nicchia.

…trovare un settore preciso e chiaro dove il mercato richiede la tua presenza e cercare di soddisfare quel problema / interesse / esigenza che il mercato stesso richiede.

Sul web la gente non si comporta come quando va in centro a guardare le vetrine dei negozi o si trova davanti ad un edicola dove ci sono vetrine e scaffali piene di riviste interessanti e diverse, ognuna con la sua copertina, ognuno con un suo titolo, con una sua immagine forte e magari con un lancio per quelli che sono gli argomenti principali.

Sul web non c’è questa vetrina!

Quando accendiamo i nostri computer, non ci troviamo davanti una rassegna di tutti i siti web e delle informazioni che ci sono là fuori. Siamo noi che attivamente decidiamo di andare a leggere o a informarci in un posto preciso, piuttosto che chiamare Google, Microsoft Bing, Yahoo!

Per questo, su Internet, per farti conoscere la cosa migliore è quella di intercettare un interesse, un problema, un’esigenza specifica.

Se intercetti un problema molto specifico, quando le persone cercheranno delle risorse su internet per risolvere il problema che hanno, sarai subito molto più visibile di chi avrà invece scelto di caratterizzarsi su più fronti e per più specialità. Più ampio è infatti il fronte sul quale vai a posizionarti e più è alto il numero dei concorrenti agguerriti che troverai a presidiare le migliori posizioni nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca.

COME INDIVIDUARE LA PROPRIA NICCHIA?

1) Parti da ciò che ti piace, l’argomento o l’attività che più ti appassiona

È fondamentale partire da una passione e renderla utile agli altri. Comincia a capire qual è la tua più grande passione e declinala in un modo che sia d’aiuto alle persone appartenenti alla tua nicchia.“”Se vuoi un blog di nicchia puoi prendere un argomento che ti piace molto. Ti piacciono le auto? Fai un blog dedicato solo alla Fiat 500. Ti piace la fotografia? Fai un blog che parla esclusivamente di fotografia di moda. Ti piace leggere? Fai un blog solo sul tuo autore preferito…

2) Domandati se sei effettivamente preparato su questo argomento o se sei davvero interessato ad approfondirlo tanto da diventare un esperto.

3) Prova a chiedere anche ai tuoi amici / collaboratori / clienti, per che cosa ti raccomanderebbero ad altri, in cosa sei davvero bravo e per cosa normalmente si rivolgono a te per avere un consiglio od un parere.

4) Individua la tua PIE: Problema, Interesse, Esigenza in modo preciso. Ovvero domandati quale bisogno puoi effettivamente soddisfare e quale problema puoi risolvere.

La PIE è il cuore che dà origine a tutto il resto.

Per poter essere il “punto-di-riferimento” consigliato da altri, per essere visibile e raggiungibile attraverso una ricerca su Google, è indispensabile avere un “fuoco” di interesse preciso e possibilmente indirizzato a risolvere un problema, un interesse, un’esigenza già presente nel mercato.Per questi motivi, i siti di nicchia, che si dedicano ad “intercettare” l’esigenza specifica di uno specifico gruppo di persone sono destinati ad avere una crescente rilevanza, riscontro di pubblico ed opportunità di utilizzare modelli di business e di monetizzazione sostenibili.

Ricordati sempre che è molto meglio avere 1000 fans sfegatati che non vedono l’ora di comprare i tuoi prodotti, che avere un milione di generici visitatori del tuo sito interessati al tuo valore.

5) Individua la tua tribù. Pensa il tuo sito per delle persone precise, con dei bisogni reali. Definisci ciò di cui si occupa il tuo sito utilizzando una sola frase come ad esempio, il mio sito è pensato per chi:

    • vuole acquistare un motorino usato a Londra;
    • chi vuole coltivare ortaggi sul suo balcone;
    • chi vuole andare a vivere a Madrid, ecc.

Fotografa quindi il tuo potenziale cliente in modo preciso ed immedesimati nei suoi bisogni.

Scegli il modo più corretto per parlare e comunicare con lui.

Non c’è bisogno che questa esigenza sia condivisa da centinaia di migliaia di persone.Nel mio umile e modesto modo di vedere questa formula, è sufficiente raggiungere un pubblico che può anche essere molto limitato, nei numeri, ma che è fortemente interessato all’argomento che vai ad offrire.

Quindi non è così importante l’ampiezza del pubblico che raggiungi, ma l’interesse specifico per la cosa che tu hai da offrire.

6) Stendi una lista chiara delle domande che i tuoi potenziali clienti potrebbero digitare su Google per risolvere il loro problema, ovvero ragiona con la testa delle persone che ti cercano e non partire dal tuo punto di vista.

Dai ai tuoi potenziali clienti quello che vogliono e non ciò di cui, secondo te, avrebbero bisogno.“”Non sparare a zero su tutto, ma trovare un settore preciso e chiaro dove il mercato richiede la tua presenza e cercare di soddisfare quel problema / interesse / esigenza che il mercato stesso richiede.

7) Vai a vedere quanta domanda c’è sul mercato, ovvero verifica se la nicchia che hai scelto ha un potenziale “commerciale“. C’è gente interessata a ciò di cui ti occupi? Il problema che intendi risolvere è un problema reale? Conosci qualcuno che è interessato o che ha questa esigenza? Questo è il primo punto da cui partire nell’avvicinarti al mercato.

La nicchia per la quale io sono appassionato, per la quale i miei clienti passati dicono che sono veramente fantastico, esiste là fuori?È roba che sta prendendo piede o è roba che sta perdendo piede? E’ roba che viene chiesta da tanti o roba che viene chiesta da pochi, magari però in maniera forte?

Per verificarlo non devi fare altro che andare su Google e digitare una o più delle frasi rappresentative della tua nicchia.

Ci sono pubblicità di aziende che operano in quel settore che appaiono in cima ai risultati o nella colonna laterale?

Se si, hai già un indicazione chiara che quel settore è attivo commercialmente e che ci sono altre aziende che vi operano e che vendono servizi o prodotti specifici. In generale, questo è un buon segno.

Se di queste pubblicità ce ne sono troppe, è invece un problema, perché vuol dire che c’è già una forte concorrenza di operatori che spendono in quel settore specifico.

Poche o nessuna pubblicità sono indicatori negativi, solo per chi vuole monetizzare un sito web od un blog attraverso la pubblicità, ma non per chi intende costruire un servizio basato sulle informazioni che soddisfano gli interessi specifici di un gruppo preciso di persone. Quindi in questo caso “dipende”.”

8) Verifica se la tua nicchia ha già troppa concorrenza. Ci sono altri siti web che si occupano del tuo argomento specifico? Se ce n’è qualcuno è ok ma se ce ne sono troppi questo metterà a rischio la tua visibilità all’interno dei risultati delle ricerche di Google.

L’ideale è trovare una po di siti “a tema”, ma pochi dedicati specificamente a quell’argomento specifico. Un conto è infatti trovare un sito che ha un articolo o due su quell’argomento, un conto invece è trovare un sito completamente dedicato a quell’argomento.Uno step decisivo per poter fare questa verifica con accuratezza è di fare una ricerca su Google.it, sempre utilizzando un browser “pulito”, e di circondare le parole che costituiscono la tua frase chiave tra virgolette. La concorrenza da verificare è quella che utilizza le tue stesse parole come titolo del suo sito o del contenuto che hai da offrire.

Ci e-vediamo al prossimo articolo!

Le 5 tipologie di eventi di un Bespoke Brand

Le 5 tipologie di eventi di un Bespoke Brand

Hi Guys, what’s up?

In questo e-book potete trovare le linee guida su come portare il vostro Bespoke Brand al successo. Indicazioni interessanti per tutti quei brand – non solo del settore moda – che operano in mercati di nicchia e/o esclusivi. Puoi scaricarlo ora!

  • Che cosa vuol dire rendere i Clienti e potenziali, parte del vostro mondo?
  • Siete in grado di coinvolgerli nel modo giusto?
  • Come è possibile far crescere il proprio Business sfruttato gli eventi e l’engagement?
  • Fidelizziamo o puntiamo ad acquisire nuovi Clienti?

Se anche voi vi siete posti queste domande, siete nel posto giusto! Ora potete chiarirvi le idee trovando le risposte nel nostro e-book. Non vi resta che scaricarlo gratuitamente.

Gli amici devono essere il tuo valore aggiunto

Cheering friends watching television

Hi Guys, what’s up?

A quanti di voi è capitato di voler lanciare una nuova attività pensando:

“ho tanti contatti, amici, conoscenti … se solo il 10 % acquista il mio prodotto/servizio sono decisamente a buon punto!”

Per esperienza personale, possiamo dirti che…. non c’è niente di più sbagliato!

Oggi ve ne parliamo proprio perché anche noi in passato abbiamo commesso questo errore e vogliamo condividere con te l’insegnamento che ne abbiamo tratto.

Se hai la fortuna di conoscere tante persone, questa è sicuramente un’opportunità, anche a livello di Business, ma devi stare attento che questa non ti si ritorca contro come un boomerang, diventando un punto di debolezza anziché di forza.

Immagina di dover organizzare un Vernissage e di voler raggiungere un obiettivo di 150 persone. Soprattutto se è il primo appuntamento, invitare conoscenti, amici e parenti può rendere tutto più semplice perché si tratta di persone che già conosci, con cui hai confidenza e che tenderanno a dirti più SI che NO.

Nonostante una pseudo partenza in discesa, devi tener conto di almeno 2 criticità:

Supponiamo che il ticket di ingresso costi ufficialmente 30 euro: quanto fai pagare al tuo amico/parente? Abbassi il prezzo e rischi di andare in perdita per andargli incontro? (con molta probabilità, essendo tuo amico ti chiederà uno sconto o un free entry).

Se ti limiterai ad invitare al tuo evento solo chi conosci, quanti saranno davvero interessati a ciò che fai e ti seguiranno anche nei tuoi prossimi appuntamenti? In altre parole, quanti entreranno a far parte del tuo “reale portfolio clienti e follower“? Per esperienza possiamo dirti che, in media, su 150 potenziali acquirenti (quindi reali interessati a ciò che offri, NON conoscenti e amici), 30 saranno molto interessati. Invitando solo chi conosci, su 150 persone la percentuale di reali follower che continueranno a seguire ciò che fai si avvicinerà di molto allo zero.

Ma quindi avere tanti contatti non serve a nulla?
La nostra personale risposta è che quando parti con un business, gli amici devono essere il tuo valore aggiunto e non la tua base di Business.

Intendiamo dire che devono essere un supporto in più, non la principale leva su cui puntare. Per ritornare all’esempio di prima, se hai l’obiettivo di portare 150 persone ad un tuo evento, il tuo amico deve essere la 151sima persona che inviterai e non la prima (in questo modo potrai anche permetterti di vendere il ticket a un prezzo più basso o addirittura di regalarlo). Nei tuoi 150 partecipanti (obiettivo) dovrai creare le condizioni per far rientrare le persone ‘realmente’ interessate al valore che il tuo progetto offre.

E stai certo che se un’idea di Business è già di per sè bella, vincente ed autonoma, non sarai tu a dover chiedere ai tuoi amici il favore di aderire: saranno loro che vorranno sfruttare la conoscenza che hanno con te e a sponsorizzarti a loro volta, in modo naturale e spontaneo. Ricorda che il buon passaparola è la prima formula di pubblicità e fiducia!

Speriamo di averti chiarito maggiormente la situazione, ricordando che nel business non è possibile tralasciare nessuna ovvietà. Se hai bisogno di aiuto, il nostro team è a completa di posizione!

You&Bio il TripAdvisor della cosmetica naturale

Sarà la Blend l’agenzia di comunicazione a supportare lo sviluppo del marchio You&Bio. Il brand rappresenta il primo portale italiano di recensioni di prodotti cosmetici naturali ed ecobiologici. Ci piace definirlo il Trip Advisor della cosmesi!

La Blend si occuperà del Brand Management dell’azienda Y&B supportandola a 360 gradi nella comunicazione del marchio e nell’espansione nazionale della piattaforma digitale.

You&Bio - Agenzia di comunicazione e marketing a Roma, servizi di comunicazione a Roma, sviluppo web a Roma, ufficio stampa a Roma

La Sposa di Veronica Toscano

Veronica Toscano abiti da sera, cocktail, cerimonia e sposa a Roma

Veronica Toscano inaugura il 2016 con un cocktail party nel suo monomarca di Piazza Cola di Rienzo e presenta la Capsule Collection Sposa.

Il brand Veronica Toscano lancia il suo invito “a nozze” presentando la nuova Capsule Collection Sposa giovedì 14 gennaio nel monomarca di Roma di Piazza Cola di Rienzo. Romantica ma sensuale, contemporanea ma dal fascino senza tempo, è così che Veronica ha immaginato la sua sposa per il 2016. E’ “gioco di opposti” e dicotomia stilistica che nasce dal desiderio della stilista di voler rappresentare e dare vita attraverso l’abito alle molteplici sfaccettature del mondo femminile. Uno stile unico che, nella particolarità e semplicità delle forme e dei tessuti, celebra la delicatezza e la sensualità femminile, il romanticismo e l’animo più rock della donna del XIX secolo.

Per la sua collezione, dunque, Veronica Toscano ha puntato su silhouette raffinate e volumi ampi, abiti lunghi e corti, in modo da esaltare l’armonia degli opposti. I boccioli di fiori ed i pizzi si alternano alle incrostazioni e alle trasparenze su tessuti pregiati e dall’ inconfondibile stile. La capsule collection è in store e pronta per essere scoperta..

La Blend e Veronica Toscano insieme!

Veronica Toscano

Sarà la Blend l’agenzia di comunicazione – scelta tra i vari advisor del fashion system italiano – a supportare il marchio moda Veronica Toscano. Il brand (conosciuto per il mercato pret a porter), con diverse luxury boutique monomarca in Italia, ha deciso di espandersi nel mercato Bridal con un’offerta di prodotti esclusivi che comprenderà: abiti da sposa, abiti da red carpet, abiti da cerimonia ed abiti da cocktail dal tocco glamour ed elegante e con un occhio all’innovazione e alla qualità made in italy, asset che hanno sempre contraddistinto le produzioni sartoriali di Veronica Toscano.

La Blend si occuperà del Brand Management dell’azienda VT supportandola a 360 gradi nella comunicazione del marchio e nell’espansione nazionale ed internazionale in mercati premium.

La Blend e Luxury Life siglano l’accordo

Luxury Life - Agenzia di organizzazione eventi e servizi di lusso

Sarà l’agenzia di eventi e servizi di lusso Luxury Life il partner esclusivo per l’organizzazione eventi della Blend. Le 2 strutture hanno stretto un accordo che vedrà Luxury Life operatore esclusivo nell’organizzazione degli eventi aziendali del Gruppo.

La scelta è ricaduta su una delle più prestigiose ed esclusive agenzia di lusso italiane in grado di offrire assistenza e servizi top quality ai Clienti della Blend.

Per info, servizi e approfondimenti: www.eventidilusso.it

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Show domani a Teramo ricordando la Hack

Scienza in valigia - Santarelli

TERAMO, 25 FEB – Quando la scienza diventa spettacolo: 11/a “tappa” per show scientifico ideato e scritto da Marco Santarelli insiema a Margherita Hack.

Il tour La Scienza in Valigia torna in Abruzzo. Il ciclo di appuntamenti per promuovere divertendo la cultura scientifica legata alla sostenibiltà ambientale, un format ideato da Marco Santarelli, Esperto Analisi delle Reti, Associato di Ricerca per Enti Internazionali e Direttore Ricerca&Sviluppo di Network, insieme all’ astrofisica Margherita Hack, sarà infatti a Teramo il 26 febbraio prossimo. Il tour, che ha già totalizzato 10 tappe in giro per l’ Italia, è nato con l’ intento di parlare alle nuove generazioni di scienza e in particolare di reti che ci circondano, da quelle dei social a quelle elettriche. La scienza, nonostante le molte eccellenze, ha bisogno, infatti, di penetrare maggiormente nella cultura italiana, tanto che una recente classifica dice che tra i 3.200 scienziati più influenti nel mondo, meno del 2% è italiano.

“Questi incontri – ha detto Santarelli – nascono da un’idea mutuata con l’astrofisica Margherita Hack con cui ho lavorato, ed hanno la finalità di fare divulgazione scientifica ai ragazzi e non in maniera consapevole, divertente e attenta. Vogliamo creare un dialogo continuo con i ragazzi e i genitori” Lo spettacolo “scientifico” si configura come uno show coinvolgente e trasversale che in maniera innovativa e concreta declinerà tutte le possibili connotazioni del concetto di energia, attraverso esperimenti, dissertazioni scientifiche, musica, la partecipazione di artisti, educatori ambientali e ricercatori e con un momento finale durante il quale la scena si concentrerà su Biro, il piccolo robot, progettato e realizzato da Marco Santarelli con un team di ricercatori abruzzesi, in grado di analizzare le abitudini di consumo di una famiglia. “L’obiettivo generale – conclude Santarelli – è quello di rendere i cittadini consapevoli delle incredibili possibilità offerte dalla scienza, ma allo stesso tempo rispettosi e coscienti dei rischi che si possono nascondere dietro ad un comportamento di noncuranza e superficialità”.

Lo spettacolo giovedì 26 febbraio all’Aula Magna annessa al Convitto “Melchiorre Delfico” di Teramo alle ore 9,30 con replica alle ore 11,30. La realizzazione dello spettacolo è stata resa possibile grazie alla collaborazione del Liceo Scientifico Statale “Melchiorre Delfico” e del Liceo Coreutico Statale “Melchiorre Delfico”. Si ringrazia il Dirigente Scolastico, Prof.ssa Loredana Di Giampaolo, per aver condiviso le finalità dell’iniziativa e reso possibile la sua realizzazione e il DSGA, Dott.ssa Diana Di Giacobbe, per la sua disponibilità.

Fonte (ANSA).

Non è Champagne. E’ Divinity. Ad 2013.

È on air la campagna pubblicitaria 2013 del brand del lusso DivinityDivinity, è simbolo assoluto di prestigio ed esclusività italiana. Prodotto in Italia in serie limitatissima – solo qualche migliaio di esemplari l’anno – è un vino pregiato che si sposa con eventi di Gala, Party privati, Ricevimenti d’elite e perché no, come esclusivo Cadeau all’insegna del “Lusso Made in Italy”. La campagna pubblicitaria sexy e provocante vede testimonial dell’azienda una splendida modella distesa su rocce immerse in un verde bosco. Lo Slogan dell’azienda recita: “It’s not Champagne. It’s Divinity!” racchiude l’appartenenza italiana e l’eccellenza del prodotto.
Online anche il sito internet visibile all’indirizzo www.divinitygold.it

Divinity Luxury Franciacorta by Gruppo Morena agenzia di comunicazione, marketing e management a Roma.

Italia-Francia una sfida infinita…ma per il 2014 la spunta il tricolore!

<<Gli spumanti italiani surclassano gli champagne con un +16% sulle esportazioni nel mondo>>.

Ostriche e champagne, caviale e champagne, aragosta e champagne… Possono sembrare accostamenti scontati, status symbol di una classe privilegiata, talvolta, negli ultimi decenni, anche un po’ cafona. Finalmente le bollicine italiane tagliano un’importante traguardo – per il secondo anno consecutivo -, export del +16% sugli champagne. Bere bollicine italiane degustando frutti di mare, crostacei, le preziose uova di storione o il tartufo è davvero un’esperienza sensoriale inebriante, dove i sapori si esaltano a vicenda, in un felice incontro tra sapidità e delicatezza, dolce e aspro, tra sentori del mare e della terra, tra note fruttate, fiorite, iodate e minerali. Lo spumante italiano però può essere perfetto anche se accostato ad alimenti più semplici, o meno costosi, come il salmone, le alici, le uova, il riso, i formaggi: l”importante è la qualità della materia prima e una certa cura nella preparazione. Dal lusso e prestigio italiano con Divinity a tradizioni eccellenti come Ca’ del Bosco di Annamaria Clementi, Riserve Berlucchi e selezionate catine minori l’Italia ha raggiunto un record storico nel mondo dove si registra un aumento del 16 per cento in valore delle esportazioni per un importo stimato in oltre 700 milioni per tutto il 2013. E’ quanto stima la Coldiretti sulla base di proiezioni relative ai dati Istat nei primi nove mesi del 2013. A segnare il maggior incremento degli acquisti di spumante è la Cina, dove le esportazioni sono addirittura raddoppiate (+101 per cento). Mentre in Russia la crescita è del 31 per cento.

Un successo che, spiega Coldiretti, viene ulteriormente confermato dal boom degli acquisti di bollicine italiane nel Regno Unito (+50 per cento), che diventa il secondo importatore dopo gli Stati Uniti, dove peraltro lo spumante tricolore cresce del 24 per cento. Tra i nuovi mercati va sottolineato l’aumento record delle esportazioni in Australia (+72 per cento). Si tratta di risultati che, afferma l’associazione degli agricoltori, ”trainano l’intero settore dei vini, per il quale si registra complessivamente un aumento dell’8 per cento in valore dell’export”.

A questo punto non ci resta che brindare all’Italia – con bollicine italiane – augurandoci per questo inizio di 2014 una forte riprese dell’economia del Made in Italy in italia e nel mondo..

Apre le porte l’Istituto Moda e Lusso di Roma

Istituto Moda e Lusso by Gruppo Morena agenzia di comunicazione, marketing e management a Roma

5 GIUGNO 2013. NELLA CAPITALE INAUGURA L’ISTITUTO MODA E LUSSO.

L’Open day dell’Istituto Moda e Lusso conferma al grande pubblico, ai giornalisti, ai blogger ed ai professionisti del settore, l’interesse che Roma ha nel rilanciare in tempo di crisi – attraverso l’alta formazione – un motore trainante dell’economia italiana: il fashion system.

Mercoledì 5 giugno 2013, presso la sede di Via Faleria 21 – zona San Giovanni – l’Istituto Moda e Lusso inaugura la sua struttura e presenta agli appassionati del settore, agli studenti ed ai professionisti un centro di alta formazione interamente dedicato alle professioni della moda, del lusso, della comunicazione, del marketing e del business. LIstituto Moda e Lusso ha l’obiettivo di preparare alle carriere del fashion system, valorizzando la creatività, stimolando la curiosità e le capacità personali per lo sviluppo di competenze di primissimo ordine. 
La consapevolezza di essere inseriti in un contesto competitivo, in continuo mutamento ed a alto tasso di innovazione stilistica e dei gusti, ha imposto all’Istituto Moda e Lusso un approccio dinamico ed una prospettiva formativa di rigore, in cui le competenze ed i saperi tecnici si fondono con quelli trasversali e manageriali per la crescita di professionalità concretamente spendibili nel mercato del lavoro. 

Tutti i corsi sono strutturati e pianificati secondo il modello della formazione universitaria e tengono conto della nascita delle “nuove professioni” della moda, del marketing e della comunicazione, rispondendo alle reali esigenze degli operatori del mercato. L’Istituto – attraverso corsi Post graduate, Professional , Short e Master – eroga programmi di alta formazione nel Fashion Design, Fashion Business, Fashion Communication, Fashion Photography, Hair Styling, Make Up, Fashion Styling, Fashion Accesories & Jewellery Design, Personal Shopper, Fashion Internet, Wedding Planner, Banqueting Design, Fashion Selling e Fashion Editor. A disposizione degli studenti Fashion Lab attrezzati, completi di tutte le strumentazioni per divenire dei veri professionisti della moda. Dal laboratorio fotografico alla sale stile fino a quella make up & hair, l’Istituto Moda e Lusso è uno dei pochi esempi nella capitale che coniuga una formazione teorica top level ad una più pratica ed interattiva, di pari rilevanza. A sostegno del progetto Istituto Moda e Lusso, il brand Tocco Magico – marchio che rappresenta la storia dell’hair styling italiano ed internazionale – ha deciso di sposare l’iniziativa formativa, ponendosi come partner ufficiale per i corsi dedicati al mondo dell’Hair. 

L’open day si articolerà in due momenti principali: Dalle 16.00 alle 17:00 l’evento sarà aperto da una conferenza stampa – presso l’Aula Convegni dell’Istituto – dove sarà presentato ai giornalisti, ai blogger e agli ospiti la direzione dell’Istituto Moda e Lusso, la mission, l’obiettivo e i percorsi formativi. Il dibattito sarà corredato dall’intervento di professionisti del settore moda, dagli sponsor quale testimonianza dei cambiamenti in atto nel sistema del lusso e della moda. Un nome su tutti Gabriele Fiorucci, titolare del Gabriele Fiorucci Group che opera a livello nazionale ed internazionale rappresentando molteplici brand nel mondo. Dalle 17.00 alle 19.00 si avrà la possibilità di visitare l’Istituto, assistere alle Fashion Performance organizzate all’interno dei laboratori creativi e ammirare le creazioni di Antonio Martino Couture – stilista ufficiale di Simona Molinari per Sanremo 2013 – Annarita Mattei Couture, Le Spose di Oreos Orea Couture..

SPOT CHOC PER LOUIS VUITTON: PROSTITUTE AL POSTO DELLE MODELLE

Louis Vuitton by Gruppo Morena agenzia di comunicazione, marketing e management a Roma

E’ bufera sul noto marchio francese Louis Vuitton, che ha commissionato al regista James Lima un discusso, per alcuni scandaloso, spot pubblicitario per promuovere la propria collezione 2013/2014. Niente passerelle, niente modelle: ad indossare i capi della collezione delle prostitute, riprese nelle strade dove abitualmente attendono i propri clienti. Ad un certo punto, inoltre, nel video ci sono delle modelle che escono dal camerino in abiti succinti e, subito dopo, immagini di uomini intenti a rivestirsi. Provocazioni che, specie in Francia, non sono piaciute a molti, poiché qualcuno potrebbe scambiare le modelle vestite in quel modo a delle prostitute, una volta in strada..